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Palermo: mazzette e minacce per il rilascio delle salme

Mazzette, tariffari, minacce a chi non pagava per il rilascio delle salme al policlinico di Palermo. La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di 15 persone accusate di associazione a delinquere, corruzione e concussione. Tra gli indagati, operatori della camera mortuaria e titolari di pompe funebri come l’imprenditore Francesco Trinca. Il gip fisserà ora gli interrogatori per decidere sulle misure cautelari.
L’inchiesta ha svelato 49 casi di corruzione in poco più di un anno: dipendenti ospedalieri agevolavano pratiche burocratiche per vestizioni, rilasci e trasferimenti, accelerando autorizzazioni per autopsie o decessi interni. In cambio, pacchetti da 100-150 euro a testa, con spartizioni precise: “Di Fatta e Marchese 150, io la mia parte me la sono presa, 45 tu, 45 Marcello”, si sente in un’intercettazione.
Tutto inizia a Milano, dove la Polizia intercetta il titolare palermitano di un’agenzia di pompe funebri. Contattato da un collega lombardo per trasferire un cadavere dalla Sicilia, l’uomo confessa candidamente: “Ho dato 100 euro a un operatore della camera mortuaria, perché qui funziona così”.
Le telecamere nascoste hanno immortalato consegne: Marcello Spatola, dipendente di un’impresa funebre, passa 4 banconote da 50 euro a Marcello Gargano, operatore del Policlinico. “Uno, due, tre e quattro… sono giusti?”, chiede Spatola. “Giustissimi… grazie sempre”, replica Gargano.
Tra i 49 episodi, spicca la pratica per Francesco Bacchi, 22enne ucciso a gennaio 2024 fuori da una discoteca di Balestrate dopo una lite. Un operatore esulta al telefono, ignaro delle intercettazioni: “Mii, un mare di piccioli ci sono qua!”. Parla di tangenti incassate per interessarsi del rilascio della salma, spartite tra colleghi poco prima dell’arrivo del corpo.

By Francesco Nania

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