Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due priolesi attorno ai quali si sarebbe sviluppata un’associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni, al traffico di droga e al voto di scambio. Fabio De Simone (già detenuto per scontare una condanna) e il figlio Dilan, assistiti dagli avvocati Puccio Forestieri e Fabiola Fuccio, sono comparsi in videoconferenza davanti al Gip del tribunale di Catania, Fabio Di Giacomo Barbagallo. Padre e figlio, accusati dalla Procura distrettuale antimafia di associazione mafiosa, hanno rilasciato dichiarazioni spontanee sostenendo la loro estraneità ai fatti oggetto della contestazione.
Nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, che si compone di 111 pagine, figurano trentacinque indagati a piede libero, dei quali tre minorenni. Una parte delle indagini si sofferma sull’ipotesi di vito di scambio contestato si due De Simone e a due ex consiglieri comunali di Priolo Gargallo. Secondo l’accusa, in occasione delle elezioni amministrative del giugno del 2023, Giuseppe e Manuel Pennisi, e Diego Giarratana avrebbero avvicinato i due principali promotori e organizzatori dell’associazione facendosi promettere voti in cambio di assunzioni ed impegni di lavoro.
Priolo: voti per le amministrative 2023 in cambio di posti di lavoro
