Sistema Siracusa, le indagini riprendono la corsa verso i tanti segreti ancora nascosti

“Sistema Siracusa”. Negli ambienti giudiziari si è sparsa la voce che sarebbe iniziata la caccia a filmati e foto scattate periodicamente da un fantomatico fotografo professionista dietro compenso da parte di chi aveva interessi a creare alibi e o moventi. Cene e pranzi in locali pubblici per parlare dei fatti che accadevano nel palazzo di Giustizia di Siracusa, ma anche per una rimpatriata tra vecchi e nuovi amici.

Intanto, i pubblici ministeri e gli investigatori che indagano sulle varie inchieste collegate al “Sistema Siracusa” continuano a scavare su più fronti, nel pubblico e nel privato, senza tralasciare i piccoli dettagli che portano al coinvolgimento di un “consorzio” di personaggi della “cerchia privilegiata” che avrebbero avuto interessi diffusi, ma anche tanti favori a pagamento. La chiave di lettura, oltre a quella dei collaboranti di giustizia che potrebbero essere diventati più di due, sono le intercettazioni telefoniche e ambientali che lasciano intendere come a Siracusa, Roma, Milano e altrove vi possa essere il coinvolgimento di uomini della politica e delle istituzioni finora rimasti sconosciuti all’opinione pubblica ma non agli inquirenti. Il muro dell’omertà si sta, quindi, abbattendo, alimentando il lavoro giudiziario delle Procure, con un numero impressionante di pagine con sopra la scritta: “omissis”.

L’inchiesta “Sistema Siracusa”, nata grazie alla denuncia degli otto magistrati Margherita Brianese, Salvatore Grillo, Magda Guarnaccia, Davide Lucignani, Antonio Nicastro, Vincenzo Nitti, Tommaso Pagano e Andrea Palmieri, sugli undici presenti alla Procura di Siracusa, ha accumulato una montagna di carte, scoprendo intrecci e reati gravissimi coinvolgendo pezzi importanti delle istituzioni, politici, magistrati, giudici, avvocati e imprenditori, tirati in ballo dall’inchiesta congiunta delle Procura di Roma e Messina, guidate dai procuratori della Repubblica Giuseppe Pignatone e Maurizio De Lucia. 444 pagine formano l’ordinanza del gip di Messina e 112 per quel che interessano i fatti collegati della Procura di Roma. Maxinchiesta divisa in diversi tronconi che riprende la corsa verso il tentativo del patteggiamento già negato dal Gup nei confronti di Giuseppe Calafiore, Giancarlo Longo, Giuseppe Cirasa e Francesco Perricone, mentre Piero Amara non si è presentato all’udienza trasferendo la tattica difensiva ad altra data.

Per Amara e Calafiore la posizione processuale è stata stralciata dopo aver collaborato a chiarire gli avvenimenti collegati ai reati contestati, in cui sono state coinvolte le Procure di Messina, Roma, Milano, Trani e Siracusa e quindi per loro due le indagini continuano e rimangono nella posizione d’indagati in attesa della prossima mossa.

Giancarlo Longo e i consulenti Giuseppe Cirasa e Francesco Perricone, comparsi nei giorni scorsi davanti al Gup Monica Marino per l’udienza preliminare e attraverso i propri legali di fiducia hanno tentato di chiedere “il non luogo a procedere”, ma il Gup ha deciso per il rinvio a giudizio, udienza fissata per il 21 novembre con il rito ordinario.

Longo, aveva proposto cinque anni di pena, le dimissioni dalla magistratura e il suo Tfr; Cirasa di convertire la pena detentiva di cinque mesi e sedici giorni con la sanzione pecuniaria di 42 mila euro; Perricone si era in un primo momento accordato per la pena di due anni; per i tre la Procura di Messina aveva espresso parere favorevole. Gli altri imputati nel processo ordinario sono: Alessandro Ferraro, Sebastiano Miano, Fabrizio Centofanti, Gianluca De Micheli, Giuseppe Guastella, Riccardo Sciuto e Mauro Verace.

Il 22 novembre è fissata invece la prima udienza del processo con il rito abbreviato per Ornella Ambrogio, Davide Venezia e Davide Rapisarda. Come si ricorderà parte civile nel processo si sono costituiti, oltre al Comune di Siracusa, anche Legambiente, l’Ordine degli avvocati di Siracusa, il legale Nicolò D’Alessandro e il Pm Marco Bisogni.

Proposta di patteggiamento, accettata dal Gup, di due anni di reclusione con la condizionale avanzata da Bruno Gastaldi, suocero dell’ex pubblico ministero della Procura di Siracusa, Giancarlo Longo.

Dopo il periodo feriale, le indagini del troncone parallelo al primo che si avvia alla conclusione per passare nelle aule della giustizia giudicante, riprendono la normale corsa della magistratura inquirente. Inchiesta in cui ci sono altri due magistrati indagati nell’inchiesta della procura di Messina la cui posizione è stata stralciata da quella principale. Si tratta del sostituto procuratore Marco Di Mauro e dell’ex pm Maurizio Musco, ma ci sarebbero anche altri indagati coinvolti nelle attuali indagini nei cui confronti sono stati compiuti perquisizioni e approfondimenti fino ad essere raggiunti dall’avviso di garanzia e altri semplicemente iscritti a modello 21 (persone note).

I Pm di Messina e Roma indagano ancora su alcuni punti oscuri e tutti da chiarire nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Siracusa”, che è tutt’altro che conclusa. Nell’inchiesta ci sarebbero coinvolti altri personaggi rimasti per il momento top secret.

Dopo decine di perquisizioni, l’acquisizione di atti in uffici pubblici e privati, interrogatori, al vaglio dei Pm romani e messinesi, c’è ancora un variegato mondo parallelo che avrebbe riciclato denaro. Secondo gli ambienti giudiziari, mancherebbero all’appello tante circostanze considerate vitali per fare piena luce su tutto il cerchio magico. Il riferimento è ai fascicoli d’indagine, che si aprivano e si chiudevano “da soli”, che potevano colpire all’improvviso onesti cittadini così come uomini delle istituzioni, poliziotti, magistrati, cancellieri, impiegati ma anche avvocati, giornalisti, consiglieri comunali, collaboratori di giustizia, confidenti e uomini della politica. Ci furono denunce ed esposti per i quali la Procura aretusea aprì le indagini per fatti ben circostanziati, ma in molti indiziati di delitto sono stati svincolati dalla pressione, giudiziaria uscendo dai procedimenti penali troppo facilmente o, al contrario, troppo presto finiti sott’inchiesta.

Secondo gli ambienti giudiziari romani, siracusani e messinesi, ci sarebbero in fase di conclusione indagini che coinvolgono altri magistrati e altri politici. Ancora in prima linea ci sarebbero i nebulosi rapporti tra avvocati, imprenditori, magistrati, giudici, ex sottosegretari, ministri, il vertice Eni e imprenditori importantissimi che solo in minima parte avrebbero riferito ai pm che indagano fatti di loro conoscenza e i reati connessi. Nel nebuloso scenario ci sarebbero i rapporti con uomini delle forze dell’ordine, l’assunzione di parenti di alti ufficiali militari e dei rapporti strettissimi di uomini dello Stato che avrebbero passato informazioni riservate ma anche dei tanti possibili rapporti con ambienti malavitosi a cui sarebbero stati assegnati lavori in sub appalto ad imprenditori in odor di mafia.

I pubblici ministeri si attendono ancora tanto dalle indagini in corso rispetto all’intera vicenda. Per gli inquirenti il “Sistema Siracusa” non avrebbe svelato ancora del tutto gli intrecci del piano criminoso. Le indagini delle Procura di Messina, Palermo, Roma Milano e Siracusa, hanno scavato nel torbido terreno del malaffare e della corruzione nelle istituzioni a più livelli e ora si aspettano di trovare il tesoro nascosto.

Concetto Alota

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One thought on “Sistema Siracusa, le indagini riprendono la corsa verso i tanti segreti ancora nascosti

  • Sono convinto che ce altro da scoprire io personalmente, sto subendo un ingiustizia, che ha dell’incredibile. Ho denunciato in zona pizzuta contrada Bella a Siracusa e più precisamente, il restringimento di Via Racalmuto dai 12 metri di larghezza a 5 metri di larghezza. La strada è stata asfaltata da appena un paio di anni senza marciapiedi né a destra né a sinistra, in una zona tutte le strade sono larghe 12 metri e più. Una strada anche se poco lunga, con totale assenza di norme di sicurezza sia per un portatore di endicap che per tutti i cittadini. E sapete perché è strada ristretta attraverso una convenzione che i proprietari hanno avuto concessa e approvata a loro beneficio, contro i tanti cittadini che ne hanno avuto un danno. Chiedo a chi leggera’, non vi sembra strana che ai giorni nostri una strada venga realizzata con questo criterio ed un ultima cosa, il comparto in essere era precedentemente una S2 cioè zona destinata a servizi. Mi auguro che qualcuno delle istituzione faccia aprire un indagine. Non vi pare?

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