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Sortino, il ricordo di una città viva nei giorni della festa di Santa Sofia

Opinione – Testimonianza personale
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Non sono sortinese, ma ho vissuto a Sortino dal 1965 al 1970. Il 9 settembre, giorno della mia nascita, è rimasto per sempre legato ai ricordi di quegli anni e all’atmosfera della festa di Santa Sofia.

A Sortino la festa di Santa Sofia si celebra tradizionalmente il 10 settembre. I festeggiamenti iniziano nei giorni precedenti e proseguono anche nei giorni successivi, coinvolgendo tutta la comunità. Il 9 settembre, quindi, non è il giorno principale della festa, ma per me è una data molto importante perché coincide con il giorno del mio compleanno e cade proprio nel periodo della ricorrenza.

Tra i momenti più attesi della festa c’è “A Sciuta”, la solenne uscita di Santa Sofia dal Santuario. È un momento vissuto con grande emozione e devozione dai cittadini e dai fedeli. Prima viene portata fuori la piccola varetta con il braccio reliquiario della Santa, accompagnata dalla partecipazione delle donne; poi esce il fercolo con il simulacro di Santa Sofia, portato a spalla dai devoti.

La piazza, durante “A Sciuta”, si riempie di persone. Si sentono le campane, la musica delle bande e il canto dell’inno dedicato a Santa Sofia. L’uscita della Santa viene accompagnata anche dai mortaretti, dal lancio di palloncini e dagli zavareddi colorati, creando un’atmosfera di grande festa e partecipazione.

Nei giorni della festa si svolgono anche altri momenti importanti: le celebrazioni religiose, la presentazione dei bambini alla Santa, la vendita all’asta dei doni offerti dai fedeli e la processione per le vie del paese. Non mancano la musica, gli spettacoli popolari e i giochi d’artificio, che rendono la festa ancora più sentita e partecipata.

Il 9 settembre, secondo la tradizione, molti fedeli si recano in pellegrinaggio verso l’eremo rupestre di Santa Sofia, conosciuto come Santa Sofia “a rrassu”. Anche questo momento contribuisce a rendere la festa particolare e profondamente legata alla storia e alla devozione della comunità sortinese.

Ricordo una Sortino semplice, ma piena di vita. La comunità era formata da contadini e da persone che lavoravano nella famosa Sicat. Ogni mattina, nel ricordo di quegli anni, partivano due autobus dell’AST: uno alle 6:30 e l’altro alle 7. A bordo c’erano l’autista e il bigliettaio, due figure che facevano parte della quotidianità e del paesaggio umano di quel tempo.

All’epoca Sortino non aveva ancora una squadra di calcio chiamata con il nome della città. C’era il Club Juventus, seguito con passione dagli abitanti.

I ragazzi giocavano a calcio negli spazi liberi e per le strade. Dove oggi sorge il Comune, a quei tempi c’era soltanto campagna. Era uno spazio aperto dove bambini e ragazzi potevano giocare, incontrarsi e trascorrere insieme le loro giornate con semplicità e spensieratezza.

La sera la città viveva in tutte le sue forme. Ricordo in particolare la zona vicino al mulino e quel muretto dove bambini e ragazzi si ritrovavano. Nella notte si potevano vedere le lucciole, piccoli insetti luminosi, che brillavano nell’oscurità. Erano immagini semplici, ma capaci di rendere quelle sere indimenticabili.

A quei tempi bastava poco per divertirsi: una palla, un muretto, una strada e la compagnia degli amici. Non c’erano tutte le distrazioni di oggi, ma c’era una grande voglia di stare insieme. La città era un luogo d’incontro e ogni angolo diventava un’occasione per giocare, parlare e condividere momenti di allegria.

Quando arrivava la festa di Santa Sofia, Sortino cambiava volto. Le strade si riempivano di persone, le luci illuminavano il paese e si respirava un’atmosfera speciale. La festa era attesa da tutti: dagli abitanti, dai fedeli e da quanti tornavano a Sortino per partecipare a una ricorrenza così importante.

Tra le attrazioni più amate c’erano i pupari di Sortino, che riuscivano a incantare grandi e bambini. I loro spettacoli contribuivano a rendere quei giorni ancora più belli e suggestivi. La festa non era soltanto un momento religioso, ma anche un’occasione d’incontro, di divertimento e di condivisione.

In quei giorni sembrava che tutta la comunità diventasse una sola grande famiglia: una famiglia chiamata Sortino, con le sue tradizioni, la sua fede e il suo modo semplice di vivere la socialità.

Oggi penso che Sortino abbia saputo conservare la propria identità anche grazie ad alcune persone e realtà che continuano a custodire e a far conoscere la cultura sortinese oltre le mura della città, portandola anche a livello internazionale.

Penso al miele di Sortino, al Museo dei Pupi e alle altre persone, attività e iniziative che fanno conoscere la storia, i prodotti, le tradizioni e la cultura della città. Grazie a loro, l’identità sortinese non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nel presente.

La cultura di una città rimane viva quando viene custodita, valorizzata e trasmessa alle nuove generazioni. Sortino, ancora oggi, conserva la propria identità grazie a chi lavora per far conoscere il suo patrimonio anche al di fuori del paese, della Sicilia e dell’Italia.

Forse, con il passare degli anni, alcuni aspetti della vita di allora sono cambiati. Tuttavia, il ricordo di quella Sortino rimane vivo nella mia memoria. Era una città che sapeva divertirsi con poco, che viveva nelle strade e che trovava nella festa di Santa Sofia un momento di fede, di unione, di partecipazione e di orgoglio.

Per me, il 9 settembre, giorno della mia nascita, non è soltanto una data personale. È anche il ricordo di una città viva, di persone semplici e laboriose, di bambini che giocavano negli spazi aperti, della campagna dove oggi sorge il Comune, delle lucciole vicino al mulino e di una comunità che aspettava con emozione la festa di Santa Sofia.

Naturalmente, questo è il mio ricordo personale. Con il passare del tempo alcuni particolari possono essersi sbiaditi o confusi. Ciò che racconto potrebbe appartenere soltanto alla mia memoria, ma proprio per questo lo considero prezioso: è il ricordo di ciò che ho visto, vissuto e sentito in quegli anni.

Anche quando un ricordo vive soltanto nella mente e nel cuore di chi lo conserva, continua ad avere un valore. Può raccontare le emozioni, le persone e la vita di un’epoca che altrimenti rischierebbe di essere dimenticata.

La festa di Santa Sofia, con “A Sciuta”, le processioni, le bande musicali, i devoti, i pupari e tutte le sue tradizioni, era ed è ancora l’orgoglio di Sortino. Grazie a chi continua a custodire e a far conoscere la cultura sortinese, quell’orgoglio può essere portato anche oltre i confini della città e a livello internazionale.

Ludwig Auger

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