È trascorso un anno da quell’orribile 10 giugno 2025. La mia vita e quella della mia famiglia, e quella dei miei due piccoli figli in particolare, sono state stravolte e straziate da un’azione omicida che non voglio neanche qualificare e che sarà valutata nelle aule di giustizia. Nessuna sentenza ci restituirà, comunque, quella dimensione di famiglia amorevole che insieme con mio marito, con gioia, dedizione e slancio, abbiamo costruito sin dagli anni della nostra adolescenza. Ma oggi, per onorare Giuseppe, sento la necessità di pronunciare alcune parole.
La prima è “Giustizia”, quella giustizia che il suo assassinio, come ogni azione efferata, invoca a gran voce. Il senso della giustizia, il senso del dovere e i valori della lealtà, che Giuseppe aveva coltivato con passione nella vita, erano i valori cardine ai quali si è ispirata la sua condotta. Dagli anni della Accademia Navale a quelli universitari fino ad arrivare al suo ultimo impegno nella Guardia Costiera: per la sua integrità morale, Giuseppe non è mai sceso a patti, rendendo intollerabili per lui l’arroganza e la protervia dell’illegalità.
La seconda parola è “Fiducia”. Giuseppe aveva fiducia nelle istituzioni e nella giustizia degli uomini e, anche in alcuni momenti di vita particolari, non ha mai distolto il suo sguardo da questa luce fiduciosa. Mai.
La terza parola è “Forza” e la quarta è “Coraggio”. Si è appena consumato un momento processuale che ho seguito da vicino, con il peso che questo comporta, con gli sforzi quotidiani legati alla cura dei due miei piccolissimi figli.
La quinta e ultima è “Perseveranza”. Quella con la quale continuerò a seguire il processo per l’omicidio di mio marito, con la stessa determinazione e con la stessa fermezza che lui avrebbe avuto.
Ilenia Bottaro
