CATANIA – Dopo poco meno di sei mesi, torna a scorrere la lava in area sommitale dell’Etna. Una colata lenta, timida, ma ben visibile da tutto il versante orientale del vulcano. A rassicurare sulla portata del fenomeno è il vulcanologo dell’Ingv di Catania, Boris Behncke, che su Facebook definisce l’evento “un’eruzioncina”, sottolineando come si tratti di “una cosa già vista, rivista e stra-rivista in questi ultimi tempi”.
Nessun pericolo per le zone abitate
“Per fortuna in un luogo distante, e quindi senza alcuna possibilità di creare problemi alle zone abitate”, spiega Behncke, aggiungendo con una nota di ironia che si tratta di “una cosa giusta per la stagione turistica”. Per gli standard del vulcano attivo più alto d’Europa, questa “attività effusiva è, per ora, molto, molto piccola”, anche se “sempre una novità, e chissà come evolverà nei prossimi tempi”.
Attività subterminale, niente cenere significativa
Il vulcanologo precisa che si tratta di un’attività subterminale, cioè strettamente collegata ai crateri sommitali, che allo stato attuale non sta producendo quantità significative di cenere. “Stanno continuando le modeste emissioni di cenere dalla bocca, il cosiddetto ‘pit’, sull’alto fianco orientale del cratere Voragine”, osserva Behncke. “Quindi abbiamo qui un’attività tutto sommato simpatica, anche se, nella mia opinione molto personale, è un po’ troppo ‘déjà vu'”.
Le foto che circolano dal momento in cui la colata è partita, secondo il vulcanologo, “sembrano fotocopie di quelle dell’anno scorso”.
Figlia della Voragine, non del Sud-Est
Ciò che rende particolare questa nuova “eruzioncina” è la sua ubicazione strutturale. “Questa colata è figlia della Voragine, non del solito Cratere di Sud-Est, ma nemmeno del Nord-Est alla cui base orientale sta uscendo”, spiega Behncke. La lava sta emergendo dalla parte terminale della frattura sviluppatasi nei giorni precedenti, partendo dal “pit” della Voragine, quella bocca apertasi il mattino del 27 dicembre 2025 in concomitanza con il primo parossismo del Nord-Est di quel giorno.
Nella stessa zona, 12 anni fa, si aprirono altre bocche, ma quelle erano figlie del Sud-Est. “Sono queste le cose che mi fanno impazzire dell’Etna”, conclude Boris Behncke, “questa incredibile variabilità e complessità, queste strade che si incrociano in maniera apparentemente arbitraria, ma che hanno un’organizzazione ben precisa, che cambia assetto con ogni singola attività di questo vulcano”.
