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Consiglio Comunale, Romano: confronto democratico azzerato per conformismo

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L’assestamento di bilancio e la salvaguardia degli equilibri rappresentano per il Consigliere (Fi) Paolo Romano la traduzione economica di una visione politica e non solo numeri. “Dentro questo provvedimento dovrebbero esserci le priorità di una comunità, le speranze di una città, le scelte che determinano il suo futuro”.

Il consigliere fa sapere l’amarezza per il mancato confronto politico tra maggioranza e opposizione sulla manovra politica. Alla base di tutto la mancanza di una dialettica tra idee diverse per il “consenso quasi unanime, ad una sorta di maggioranza bulgara che, francamente, non può essere il frutto di una improvvisa convergenza culturale e politica“.

La riflessione sul confronto che non esiste più in politica

La politica secondo il consigliere ha sostituito il dibattito con la distribuzione del consenso. “Ognuno ha avuto il proprio emendamento. Ognuno ha avuto il proprio spazio. Ognuno, in qualche misura, è stato accontentato.
Ed è proprio qui che si consuma la più grande sconfitta della politica
.

Quando il consenso si costruisce attraverso la soddisfazione delle singole aspettative, viene meno la ricerca dell’interesse generale. La politica smette di essere sintesi di idee e diventa semplice amministrazione di equilibri personali. Sia chiaro: tutto questo è perfettamente legittimo. Nessuno mette in discussione la regolarità degli atti”.
Il consigliere chiama in causa il dissenso come linfa vitale della politica: “Ma la politica non vive soltanto di ciò che è legittimo. La politica vive anche di ciò che è moralmente giusto. E moralmente giusto significa avere il coraggio del confronto, anche duro, anche aspro, quando si decide il destino di una città. Perché il dissenso non è un problema della democrazia. Il dissenso è la sua linfa vitale“.

Il confronto, dunque, che rende più forti le istituzioni e “quando scompare, quando ogni voce critica viene assorbita dentro una logica di compensazione, il Consiglio Comunale perde progressivamente la propria funzione.


Non è più il luogo dove si forma la volontà politica della città. Diventa semplicemente il luogo dove si ratificano decisioni già maturate altrove. Ed è questo il vero impoverimento della nostra democrazia. Il Consiglio Comunale non appartiene alla maggioranza. Non appartiene all’opposizione. Appartiene ai cittadini. È la casa della democrazia cittadina. Ed è qui che deve vivere il confronto delle idee. Non il silenzio. Non l’omologazione. Non il conformismo”.

Siracusa, città che manca del confronto

Colpisce, sostiene il consigliere, come ciò accada proprio a Siracusa, “città che ha dato ospitalità al pensiero, alla filosofia, alla scienza, al teatro. Una città che ha insegnato al mondo che il progresso nasce dal confronto delle idee e non dalla loro uniformitàQuando nessuno discute più, quando nessuno si assume il rischio di difendere un’idea diversa, non vince la democrazia. Vince il conformismo.

E il conformismo è sempre il primo passo verso il declino delle istituzioni. Noi abbiamo il dovere di impedire che questo accada. Lo dobbiamo ai cittadini che rappresentiamo, lo dobbiamo alla dignità di quest’Aula e lo dobbiamo soprattutto a Siracusa, una città che la storia ha reso grande e che noi non abbiamo il diritto di rendere più piccola.”

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