Un ricatto occupazionale che non può più reggere, quello del polo petrolchimico di Melilli, Priolo e Augusta. Uno dei siti identificati come SIN, Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche, tra le aree maggiormente compromesse dall’inquinamento industriale in Italia.
Nonostante ciò, secondo il PD solo il sito dell’Ilva è oggetto della cronaca e dell’agenda politica. “Qui, invece, si continua a morire di cancro per non morire di fame. Sono certamente di rilevante portata le ripercussioni occupazionali e la complessità di un sistema industriale che rappresenta una componente strategica dell’economia nazionale, ma non è più possibile assistere, ogni volta che si verifica un incidente, oppure quando tornano a farsi sentire i miasmi, alle prese di posizione momentanee, mentre esplodono le incidenze statistiche di alcune forme tumorali (faringe, polmoni, seno, colon, stomaco) superiori alla media nazionale; l’aumento delle malattie respiratorie, delle polmoniti,
delle allergie“.
Una situazione di paura vissuta in silenzio
“La paura, spesso silenziosa, di chi vive accanto a quegli impianti, si consuma nel silenzio“, nonostante il territorio sia protagonista della raffinazione rilevante dei combustibili nazionali e contribuisce al PIL del Paese.
Da qui, la richieste delle bonifiche di un territorio violato per anni e la responsabilità da parte dello Stato. “È un diritto – dice il PD – chiedere che gli impianti industriali vengano resi moderni, efficienti e realmente rispettosi dell’ambiente. Per lo meno misure come il carburante a prezzi agevolati in questa area della Sicilia e un reparto oncologico specializzato di altissimo livello costituirebbero una forma di risarcimento etico-politico minimo per la popolazione residente”.
I cittadini, duqnue, hanno il diritto di godere del dirito di accesso alla prevenzione, cura e sanità e conclude il PD che la realtà industriale “possa tornare ad essere una risorsa, non una condanna. Una realtà capace di stringere finalmente un nuovo patto con la terra che l’ha accolta e con i suoi figli, che generosamente si sono spesi per lei. Un rinnovato patto di rispetto, di responsabilità e, perché no, di amore.
