Una tragedia realmente accaduta negli anni Novanta, trasformata da Valeriu Andriuță in una storia cinematografica intensa, sospesa tra mistero, memoria e senso di colpa. È «Cercul», il film scritto e diretto dal regista moldavo-romeno, presentato ieri sera al Bucharest International Film Festival (BIFF), dove Andriuță ha incontrato il pubblico al termine della proiezione.
Durante l’incontro ho avuto l’opportunità di rivolgergli alcune domande e di conoscere direttamente la genesi del progetto. L’idea nasce da una vera tragedia: durante una battuta di caccia, negli anni Novanta, un fratello uccide accidentalmente l’altro.
Da quel drammatico episodio, tuttavia, Andriuță non realizza una semplice ricostruzione dei fatti. È da quella realtà che il regista costruisce una storia nuova, sviluppando personaggi, relazioni e una trama nella quale la ricerca della verità diventa anche un viaggio dentro la colpa, la memoria e le conseguenze di una tragedia.
La vicenda si svolge alla vigilia del nuovo millennio. Un uomo muore durante una battuta di caccia e un giovane investigatore viene inviato sul posto per chiarire la dinamica dell’accaduto. Quella che sembra una morte accidentale apre progressivamente una serie di interrogativi, trasformando l’indagine in un confronto con silenzi, ricordi e verità difficili da ricomporre.

È in questo passaggio che «Cercul» trova la propria identità: il film parte dal thriller investigativo, ma progressivamente lo supera per concentrarsi sull’uomo e sulle conseguenze delle sue azioni.
Girato tra Romania e Repubblica Moldova, il film possiede una forte impronta visiva. La fotografia di Silviu Stavilă valorizza paesaggi e ambienti, trasformandoli in una componente narrativa vera e propria.
Un cast di grande intensità
A dare corpo alla storia è un cast composto da Victor Nofit, Eugeniu Prisăcari, Ion Munteanu, Vanessa Andriuță, Anatol Cotorobai e Silviu Boinceanu, ai quali si aggiungono Ciprian Răcilă, Nicu Suveică, Veaceslav Mereuță e Marc Philipps.
Tra le protagoniste c’è Vanessa Andriuță, figlia di Valeriu Andriuță, un legame familiare che si traduce anche in una collaborazione artistica.
Il cast sostiene una narrazione costruita sulla tensione psicologica, nella quale ogni personaggio sembra custodire una parte della verità.
Il film arriva al BIFF dopo la Menzione Speciale della Giuria al TIFF 2026, nella sezione Zilele Filmului Românesc, confermando il percorso festivaliero di un’opera che riesce a fondere dimensione investigativa, dramma umano e riflessione sulla memoria.
Con «Cercul», Valeriu Andriuță dimostra come una tragedia appartenente alla realtà possa diventare materia per un cinema capace di interrogare lo spettatore.
Perché la domanda centrale non è soltanto cosa sia accaduto quella notte, ma cosa rimanga nell’animo di chi è costretto a convivere con le conseguenze di quell’istante.
E quando le luci della sala si riaccendono, il film è finito. La storia, invece, continua a lavorare nella mente dello spettatore.
