Tensione a Sala d’Ercole, la manovrina si arena: scontro politico sull’assenza di Schifani e l’ipotesi stralci

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PALERMO – Furia in Aula e lavori parlamentari bloccati all’Assemblea Regionale Siciliana. L’avvio della discussione generale sulla “manovrina” – un maxi-provvedimento composto da ben 126 articoli – si è trasformato in un durissimo scontro politico tra maggioranza e opposizioni, culminato nel rinvio della seduta.

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A scatenare la protesta delle minoranze sono state l’assenza a Sala d’Ercole del Presidente della Regione Renato Schifani e la prospettiva di un taglio drastico delle norme contenute nel testo.

La presidenza lavora allo stralcio, ma la maggioranza rischia di spaccarsi

Il vicepresidente vicario dell’ARS, Nuccio Di Paola, ha ufficializzato che la presidenza guidata da Gaetano Galvagno sta passando al setaccio l’intero disegno di legge per individuare gli articoli da stralciare e accelerare l’iter parlamentare.

  • La posizione del Governo: In Aula l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino – affiancato dai colleghi Francesco Colianni (Energia) e Alessandro Aricò (Infrastrutture) – ha precisato che la richiesta di stralcio non proviene dall’esecutivo regionale.
  • Malumori interni: L’operazione di sfoltimento rischia tuttavia di provocare una spaccatura nella stessa coalizione di centrodestra, scontentando i deputati di maggioranza che vedrebbero affossate misure ed emendamenti inseriti nel pacchetto.

Opposizioni sulle barricate: «Schifani venga in Aula»

Le minoranze hanno preannunciato una battaglia regolamentare senza sconti per fermare l’esame del provvedimento:

I deputati del gruppo Controcorrente (La Vardera, Marano, De Leo e Gilistro):

«Abbiamo chiesto la presenza del presidente Schifani in Aula: non siamo un pugno di pigiabottoni. Usiamo tutti gli strumenti del regolamento per bloccare i lavori finché il governatore non si presenterà».

Dura anche la presa di posizione del Movimento 5 Stelle. La vicecapogruppo Roberta Schillaci ha sollevato una questione di trasparenza e opportunita politica:

Roberta Schillaci (M5S):

«C’è sullo sfondo una questione morale enorme con indagati, imputati e richieste di arresto. Questa manovra parte in salita. Le norme sui Fit sono mancette con nomi e cognomi che vanno tagliate subito».

Sulle risposte istituzionali agli scandali, il M5S considera il DDL sui lobbisti del tutto insufficiente, chiedendo invece il potenziamento degli uffici di controllo e la piena applicazione della legge anticorruzione 190 del 2012.

A rendere il clima ancora più teso si aggiungono le indiscrezioni sui vertici romani del centrodestra tra Schifani, Antonio Tajani e Nino Minardo, mentre l’iter della manovra a Sala d’Ercole appare sempre più incerto.

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