Comiso (RG) – Apre le porte il Museo “Nino Caruso”, nuovo spazio dedicato alla memoria e alla valorizzazione di uno dei grandi protagonisti della ceramica contemporanea. L’inaugurazione è fissata per giovedì 12 giugno: il comune di Comiso celebra così il maestro ceramista che ha conquistato il mondo partendo proprio da questa città siciliana.
Oltre cento opere donate alla città
Il museo espone oltre cento sculture e manufatti rappresentativi della ricerca del Maestro, che ha inteso affidare alla comunità, cui era fortemente legato, un patrimonio capace di testimoniare il suo percorso creativo di rilievo internazionale e, al contempo, di generare nuove opportunità di crescita culturale per il territorio.
Il sogno del sindaco Schembari
“Ho conosciuto Nino Caruso quando nel 2010 la Città organizzò la sua sontuosa mostra Terra madre”, ricorda il sindaco Maria Rita Schembari. “In quel momento prese forma il sogno che oggi si realizza con l’apertura del Museo delle Arti Ceramiche che espone le opere da lui donate, frutto di decenni di instancabile attività e testimonianza di una ricerca artistica continua, mai paga, sempre protesa verso nuove forme e significati”.
Il primo cittadino sottolinea con orgoglio: “Ho svolto il compito che Nino mi aveva affidato, che ho considerato sempre un privilegio, mai un onere. Oggi sono particolarmente orgogliosa di consegnare alla mia Città e al sistema museale nazionale e internazionale un Museo contemporaneo, inclusivo, aperto alla partecipazione delle nuove generazioni, alla ricerca e alla costruzione culturale condivisa. Proprio come lui lo aveva immaginato”.
Chi era Nino Caruso
Figura centrale nel rinnovamento della ceramica del secondo Novecento, Nino Caruso ha contribuito al superamento della dicotomia tra arte e artigianato, collocando il materiale ceramico nel campo della ricerca plastica, architettonica e urbana, nonché nel dialogo con il design contemporaneo.
La sua attività – dal ruolo nel World Crafts Council alla fondazione del Centro Internazionale di Ceramica a Roma, fino all’impegno didattico e seminariale in Europa, Stati Uniti e Giappone – testimonia una concezione dell’arte come pratica condivisa e come trasmissione strutturata del sapere. Una rivista internazionale scrisse di lui: “Una figura straordinaria, protagonista dei movimenti artistici del secondo dopoguerra… è stato un ambasciatore internazionale della ceramica nei cinque continenti”.
Riconoscimenti internazionali
Caruso affermò il suo ruolo sulla scena internazionale già negli anni Sessanta, con importanti esposizioni, tra cui la Mostra Internazionale di Arte Ceramica Contemporanea nel 1964 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo. Il Giappone lo ha apprezzato al punto da dedicargli una grande retrospettiva anche dopo la scomparsa. Stessa cosa ha fatto il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza con la retrospettiva “Nino Caruso – Forme della Memoria e dello Spazio” curata dalla direttrice Claudia Casali.
Nel 2022, la Presidenza della Repubblica Italiana, nell’ambito del progetto Quirinale Contemporaneo, ha acquisito la scultura “Memorie di Sicilia”, esposta nei giardini della Tenuta presidenziale di Castelporziano.
La sede e il progetto
Il Museo occupa uno spazio dell’ex Mercato Casmeneo voluto dallo stesso Caruso, completato grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea del 2024. Il progetto di allestimento è stato redatto dall’architetto Michele Liccese insieme a Nino Caruso e con la collaborazione dell’architetto Sandro La Perna.
L’istituzione culturale si integra nel sistema culturale del Comune di Comiso, accanto al Museo Civico di Storia naturale, e fa parte della Rete dei Musei Comunali promossa da Anci Sicilia, un’iniziativa strategica che connette oltre 100 comuni e più di 200 siti dell’Isola.
Il percorso espositivo
Il percorso è articolato in tre grandi sale in cui le opere sono esposte con un criterio cronologico e tematico. In linea con gli indirizzi del Ministero della Cultura in materia di accessibilità, è previsto un percorso di fruizione tattile che consente ai visitatori di esplorare direttamente alcune opere originali attraverso il tatto.
Sala 1 – Arcaica e Design
La serie Arcaica presenta opere realizzate con la tecnica a colombino, caratterizzate da immagini di esseri umani e altre creature viventi rifinite con uno smalto grezzo. Forme e decorazioni antropomorfe che traggono ispirazione da antiche anfore greche, da manufatti etruschi e dalla consistenza delle rocce dell’Addaura, in Sicilia.
La serie Design presenta invece oggetti d’uso dove le maioliche superano la funzione decorativa, realizzata attraverso l’applicazione dell’originale tecnica del colaggio frutto della sperimentazione che Caruso aveva sviluppato in ambito architettonico.
Sala 2 – Spazio e mitologia
Opere realizzate perfezionando la tecnica del colaggio per esplorare lo spazio e realizzare sculture e opere murali legate a temi mitologici, topografici e all’architettura del Mediterraneo. Testimoniano il passaggio dalla dimensione dell’oggetto a quella dell’ambiente, segnando una fase in cui la ceramica diventa strumento per costruire relazioni tra superficie, luce e architettura. Le Lucerne reinterpretano forme della tradizione in un linguaggio essenziale.
Sala 3 – Design industriale e Feticci
Presenta testimonianze di come la ricerca di Caruso lo condusse a concepire lo spazio come sistema costruttivo, applicato in architettura e nella produzione industriale. Esposti alcuni elementi della collezione “Marazzi Forme”, primo esempio di industrializzazione dei moduli ceramici tridimensionali, che superarono la distinzione tra piastrelle per pavimenti e rivestimenti per diventare vere e proprie strutture architettoniche e arredi.
“È proprio il rapporto costante per più di un decennio con l’industria ceramica a rendere unica la figura di Caruso nel panorama culturale italiano”, scrive il curatore del catalogo, Marco Meneguzzo.
A chiudere il percorso espositivo i Feticci, testimonianza dell’ultima stagione della ricerca di Nino Caruso, in cui sembra tornare alle domande essenziali che hanno attraversato tutta la sua produzione: la presenza umana, la memoria, il simbolo. Nella loro essenzialità, i Feticci appaiono come figure sospese tra antico e contemporaneo, affidando alla materia il compito di custodire ciò che resta dell’esperienza umana.
