ROMA – La tutela dei diritti dei lavoratori agricoli e la gestione delle risorse comunitarie tornano al centro del dibattito tra Roma e Bruxelles. Con un messaggio affidato ai propri canali social, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha rivendicato il ruolo dell’Italia nella difesa del principio della condizionalità sociale, lanciando al contempo un monito e un appello trasversale rivolto alle forze politiche presenti nel Parlamento Europeo.
L’intervento del ministro nasce a fronte del rischio di un ridimensionamento o di una cancellazione di questa clausola nell’ambito delle normative europee.
Il principio: «Rispetto dei lavoratori o stop ai fondi pubblici»
La condizionalità sociale, introdotta come vincolo per l’accesso ai contributi dell’Unione Europea, subordina la concessione dei sussidi e dei fondi pubblici al rispetto rigoroso delle norme in materia di lavoro, sicurezza e contrattazione collettiva.
«L’Italia ha difeso, da sola in Europa, la condizionalità sociale. Un principio semplice, di buon senso: chi non rispetta i diritti dei lavoratori non deve poter ricevere un euro dallo Stato.
Applicarla in Italia è stato il mio primo provvedimento da Ministro. Oggi, però, a Bruxelles vorrebbero cancellare questa misura».
— Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste
L’appello agli eurodeputati: «Unire le forze per la giustizia sociale»
Di fronte alle spinte negoziali che puntano a un depotenziamento della misura nei tavoli dell’Unione Europea, Lollobrigida invita tutte le delegazioni italiane a fare fronte comune a Strasburgo e Bruxelles per tutelare una conquista fondamentale in termini di civiltà giuridica e sociale.
«Per questo ho rivolto un appello a tutte le forze politiche rappresentate nel Parlamento europeo, affinché venga ripristinato e difeso un principio fondamentale di giustizia sociale e civiltà. I diritti dei lavoratori non possono essere messi in discussione».
L’iniziativa punta a evitare che il superamento di tali vincoli possa determinare forme di concorrenza sleale tra aziende agricole nell’ambito del mercato unico europeo, penalizzando i produttori e le imprese che rispettano pienamente le tutele del lavoro.
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