Grani Antichi Siciliani: al via la Rete per l’IGP

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L’unione fa la forza, dice un antico detto, e così è stato per gli oltre 70 produttori che si sono riuniti a Serradifalco nella sala “Era Ora” del Molino F.lli Ferrara per fondare la Rete d’Impresa per la tutela dei Grani Antichi Siciliani. Il 15 novembre è la data prefissata per la costituzione notarile della Rete, con un direttivo composto da 5 a 7 componenti.

Da quel momento, prenderà avvio l’iter nazionale ed europeo per il riconoscimento dell’IGP, stimato in due-tre anni, al quale seguirà la costituzione del Consorzio di Tutela. Il progetto parte da un comparto che coinvolge quasi mille aziende agricole e circa 10mila ettari seminati, generando un valore intorno ai 200 milioni di euro che può raggiungere – a regime – 800 milioni-/un miliardo di euro.

L’assemblea pubblica, promossa da Unimpresa Sicilia, Confcommercio Catania e Unione Coltivatori Italiani (UCI) è stata aperta da Alessandro Ferrara, titolare del Molino, insieme a Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia e vicepresidente nazionale Unimpresa, Antonino Bongiovanni, presidente di UCI Sicilia, e all’avv. Carola Parano, in rappresentanza di Confcommercio Catania.

Durante i lavori, moderati da Pierluigi Reale, responsabile Agricoltura, Pesca e Foreste di Unimpresa Sicilia, è intervenuto il Dr. Ignazio Mannino, commissario straordinario dell’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia, che ha portato i saluti dell’assessore Luca Sammartino e confermato la disponibilità dell’ente ad accompagnare il progetto, auspicando anche l’apertura di un tavolo tecnico. Al tavolo dei relatori anche Manlio La Duca, consigliere nazionale e componente del Comitato di Presidenza di Unimpresa, che ha illustrato caratteristiche e funzionamento della Rete d’Impresa.

«La Rete rappresenta – dichiara Giuseppe Spadafora – un’occasione unica per la crescita del settore cerealicolo siciliano. La Sicilia vanta una tradizione millenaria nella coltivazione del grano, ma in cento anni siamo passati da oltre 800 mila ettari seminati a grano ai circa 270 mila di oggi. L’IGP dei Grani Antichi Siciliani rappresenta lo strumento per salvaguardare questa tradizione e trasformarla in un’opportunità di crescita. Non siamo competitor della grande distribuzione, siamo complementari al retail tradizionale».

Il percorso, inoltre, dovrebbe essere riservato ad aziende e agricole e coltivatori che svolgono come attività la conduzione di aziende agricole o fondi. Passaggio che esclude una serie di attori che oggi coltivano soltanto per accedere a ristori e fondi pubblici.

Una filiera tutta siciliana

L’elemento cardine dell’assemblea è stata la presentazione del disciplinare per il riconoscimento IGP, elaborato dall’Osservatorio Permanente per l’Agricoltura di Unimpresa. Il progetto vuole mantenere in Sicilia l’intera filiera dalla semina alla trasformazione, e prevede un sistema di tracciabilità che, dai semi certificati, permetterà di risalire al prodotto finito fino all’azienda agricola di origine.

Dunque, una filiera in cui ogni passaggio è monitorato e l’IGP fa da tutela a questa identità e, allo stesso tempo, dando valore economico anche a chi produce e trasforma in Sicilia e centralità alla figura dell’agricoltore, nuovo garante di biodiversità.

Una filiera di 200 mila quintali l’anno

La produzione del progetto che coinvolge quasi mille aziende agricole, con una forte propensione al biologico, e interessa circa 10 mila ettari di territorio siciliano è stimata circa 200 mila quintali l’anno.

Ed essa genera attualmente un valore compreso tra 190 e 210 milioni di euro; questo significa che con il rafforzamento della filiera, l’ingresso di nuove aziende, lo sviluppo dell’export e la futura valorizzazione attraverso l’IGP, il potenziale stimato a regime sale a 800 milioni-un miliardo di euro.

Sul fronte della sostenibilità, il disciplinare esclude fitosanitari e fertilizzanti chimici di sintesi, prevede la rotazione delle colture e vieta l’impiego di pesticidi di sintesi durante lo stoccaggio.

A riportare il confronto alla prospettiva degli agricoltori è stato Marco Romano, agricoltore custode, che ha sottolineato le difficoltà vissute dal comparto e la necessità che i produttori tornino protagonisti del mercato: «Non siamo stati capaci di comunicare ai consumatori il valore e le caratteristiche dei nostri prodotti. Dobbiamo tornare a essere protagonisti di una filiera nella quale chi produce possa partecipare anche alla costruzione del valore del prodotto finale».

Una crescita che parte da sementi e agricoltori

Fra i temi trattati, la crescita della filiera che passa dalla capacità di conservare e moltiplicare il seme delle varietà antiche siciliane, aumentando il numero degli agricoltori custodi ma anche mettendo nelle condizioni di operare quelli già riconosciuti.

A fotografare la situazione è stato Mauro Vaccarella, direttore CREA DC Palermo – Centro di ricerca Difesa e Certificazione: in Sicilia si contano 68 agricoltori custodi, ma soltanto sei hanno presentato richiesta di controllo in campo; nel 2026 risultano approvate superfici per 81,7 ettari. Sono inoltre 24 le varietà siciliane di conservazione sulle 31 iscritte nel Registro nazionale.

Il vero problema per i grani antichi è la scarsità e tracciabilità delle sementi, che oggi coprirebbero al massimo 450 ettari. Per creare una filiera credibile, gli esperti (Università di Catania e CREA) chiedono dunque:

  • Più sinergia tra produttori e organi di controllo.
  • Piena tracciabilità dell’origine del seme.
  • Più “agricoltori custodi” operativi sul campo.

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