Operazione antimafia: summit per un omicidio che non si fece

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SIRACUSA — Un’imponente operazione antimafia condotta in sinergia da Carabinieri e Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, sta facendo luce sugli equilibri e le dinamiche criminali tra il capoluogo aretuseo e la provincia. L’ordinanza di misura cautelare, firmata dal Gip del Tribunale etneo Anna Maria Cristaldi, svela uno spaccato inquietante fatto di alleanze tra clan, progetti punitivi e traffici illeciti gestiti persino dall’interno delle strutture detentive.

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Il Progetto di Omicidio e l’Incontro a Lentini

Al centro delle indagini vi sono le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Luca Costanzo. Nell’interrogatorio del 12 marzo 2024, Costanzo ha svelato agli inquirenti un progetto di sangue volto ad eliminare Antonio Greco. La vittima designata si sarebbe resa “colpevole” di un’aggressione ai danni di Davide Pincio — reggente con Costanzo del clan Santa Panagia — provocandogli ferite al volto.

Per eseguire l’esecuzione, tuttavia, occorreva il benestare dei vertici territoriali. Il 2 novembre 2020 Costanzo si è recato a Lentini per esporre la questione a Massimiliano Rizzo, elemento di spicco del clan Nardo. Durante il colloquio, avvenuto nei pressi di un chiosco vicino all’ospedale di Lentini, Rizzo ha frenato gli ardori punitivi, definendo l’omicidio un’operazione “per ora impossibile” e prendendo le distanze da ulteriori mediazioni.

Investimenti in Terreni e le Tensioni sul Traffico di Stupefacenti

Dai verbali dell’interrogatorio emergono anche gli interessi economici della criminalità organizzata. Durante il medesimo incontro, Rizzo ha rivelato che il clan Nardo era attivo nella ricerca di terreni agricoli in cui reinvestire i proventi delle attività illecite.

Sul fronte dello spaccio di sostanze stupefacenti, il clan registrava forti tensioni causate dalla presenza di spacciatori autonomi, operanti sul territorio senza l’autorizzazione dell’organizzazione e senza approvvigionarsi presso i canali del clan.

Le ricostruzioni di Costanzo hanno trovato riscontro nei rilievi investigativi, tra cui i tracciamenti degli spostamenti dell’autovettura in uso a Salvatore Barresi (ritenuto vicino al gruppo della Borgata) e le relative intercettazioni ambientali.

Il Carcere di Cavadonna come Centrale Operativa

Ulteriori dettagli sul modus operandi delle consorterie criminali provengono dalle dichiarazioni di un altro pentito, Manuel Pisano. Il carcere di Cavadonna a Siracusa si sarebbe trasformato in un vero e proprio snodo di collegamento con gli esponenti del territorio lentinese, in particolare con Alfio Scandurra, noto negli ambienti con il soprannome di “Alfio u ciuraru”.

Pisano ha ricostruito episodi risalenti al 2022, periodo in cui si trovava detenuto a Cavadonna insieme a Gianclaudio Assenza. Quest’ultimo, previo benestare di Luca Costanzo, avrebbe organizzato una video-chiamata dal carcere con Scandurra per trattare una fornitura di cocaina, utilizzando abitualmente le comunicazioni telefoniche per raccogliere informazioni strategiche sulle dinamiche criminali del lentinese.

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