L’attore e regista romeno Valeriu Andriuță rappresenta una figura capace di attraversare con naturalezza teatro, recitazione, scrittura e regia. Al pubblico italiano il suo volto è diventato particolarmente riconoscibile grazie a Oltre le colline (După dealuri), il film di Cristian Mungiu del 2012 nel quale interpreta il ruolo del sacerdote esorcista. Un’interpretazione intensa, inserita in un’opera presentata al Festival di Cannes, che ha contribuito a far conoscere Andriuță anche fuori dalla Romania. Ma fermarsi alla sua carriera d’attore significherebbe raccontarne soltanto una parte.
Il percorso di Andriuță nasce infatti molto prima della notorietà cinematografica. Nato il 22 dicembre 1967 a Sîngerei, nell’allora Unione Sovietica, oggi Repubblica Moldova, studia recitazione al Teatro e Cinema Institute di Tbilisi, in Georgia, diplomandosi nel 1992. Successivamente si trasferisce a Bucarest, dove approfondisce la regia teatrale all’Università Nazionale di Teatro e Arti Cinematografiche.
È proprio questa formazione a spiegare la particolare natura del suo lavoro: Andriuță non è semplicemente un interprete che, a un certo punto della carriera, si avvicina alla macchina da presa. È un artista formato anche per costruire lo spettacolo dall’altra parte dell’obiettivo, attraverso la composizione, la scrittura e la direzione degli attori.
Prima ancora di affermarsi come regista cinematografico, ha lavorato intensamente in teatro, realizzando diversi allestimenti a Chișinău, Reșița e Bucarest, alcuni dei quali premiati. Parallelamente ha sviluppato una lunga collaborazione artistica con Cristian Mungiu, partecipando a numerosi suoi progetti e costruendo una solida esperienza davanti alla macchina da presa.
La svolta verso la regia cinematografica arriva con un progetto particolarmente personale. Nel 2016 Andriuță avvia una trilogia di cortometraggi ispirata alla Moldova, la terra in cui è nato. Il primo capitolo è Chers Amis, presentato nel 2017 e accolto in numerosi festival, ottenendo anche riconoscimenti internazionali. Seguono Salix Caprea e Eu sunt Dorin, opere nelle quali Andriuță non si limita alla regia, ma assume anche un ruolo centrale nella scrittura e nella produzione.
È soprattutto attraverso questi lavori che emerge il regista Andriuță: uno sguardo interessato alle persone, alla memoria, alle contraddizioni della società e alle radici della propria terra. La trilogia moldava diventa così qualcosa di più di un esercizio cinematografico: è un ritorno alle origini e, allo stesso tempo, una ricerca sulla propria identità.
Salix Caprea, in particolare, conferma la maturità della sua scrittura e della sua regia, ottenendo riconoscimenti per la sceneggiatura e la direzione al festival La Cabina di Valencia, mentre Eu sunt Dorin viene presentato al Moscow International Film Festival e arriva alla candidatura ai Premi Gopo per il miglior cortometraggio di finzione. Anche Chers Amis riceve una candidatura ai Gopo.
Il suo cinema nasce dunque da una necessità espressiva autentica. In un’intervista del 2017 Andriuță descriveva il film non semplicemente come una “realizzazione”, ma come una forma di espressione. È una definizione che aiuta a comprendere il suo percorso: per lui la regia non appare come un’estensione del successo ottenuto come attore, ma come una seconda vocazione artistica, maturata attraverso anni di teatro, cinema e scrittura.
Parallelamente, Andriuță ha continuato a costruire una significativa carriera internazionale come interprete. Dopo Oltre le colline, ha lavorato con registi come Sergei Loznitsa, Pavel Lungin, Florin Șerban, Daniel Sandu e Bogdan George Apetri, partecipando a film presentati nei principali festival internazionali. Il Festival di Cannes lo annovera, tra gli altri, nel cast di Donbass e Krotykaya, oltre che di Trei kilometri până la capătul lumii.
Negli anni più recenti la sua presenza nel cinema è rimasta costante, con ruoli in opere come Miracle, The Father Who Moves Mountains, Tatami e Trei kilometri până la capătul lumii. Nel 2025 è arrivata anche una candidatura ai Premi Gopo come miglior attore non protagonista per quest’ultimo film.
Ma è proprio la regia a restituire la dimensione forse più personale del suo percorso. Attore e regista convivono nello stesso artista, senza che una dimensione cancelli l’altra. Se davanti alla macchina da presa Andriuță sa dare profondità e umanità ai personaggi, dietro la macchina da presa cerca invece di costruire storie nelle quali la memoria, le origini e le inquietudini dell’uomo diventano materia cinematografica.
La sua carriera dimostra quindi come il successo di Oltre le colline non rappresenti un punto d’arrivo, ma soltanto uno dei capitoli di un percorso molto più articolato. Valeriu Andriuță è un interprete conosciuto dal pubblico internazionale, ma anche un autore che ha scelto di raccontare attraverso la regia il proprio mondo, la propria terra e le proprie domande.
Ed è forse proprio questa doppia identità, quella dell’attore e quella del regista, a rendere interessante la sua figura nel cinema europeo contemporaneo: un artista che ha imparato prima a vivere i personaggi e poi a costruire le storie, portando nella regia la sensibilità maturata in decenni di teatro e cinema.
Valeriu Andriuță, dal volto di Oltre le colline alla regia
