La luce dopo il tramonto li mostra nella loro forma più pura, superba e monolitica e averli davanti rappresenta un battesimo storico per gli occhi: questa mattina sono tornati in vita gli scavi archeologici del sito Eloro e dell’antica Villa romana del Tellaro a Noto.
A presiedere l’incontro di presentazione della campagna di scavi 2026 nella biblioteca della soprintendenza il direttore del Parco Archeologico Antonino Lutri, la co – direttrice delle ricerche Rosa Lanteri, i professori Davide Tanasi e Caterina Ingoia e il sindaco di Noto Corrado Figura.
Le campagne, frutto di un lavoro sinergico e di squadra fra il Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro, Akrai e convenzioni con l’università del South Florida e quella di Messina hanno portato “Siracusa al centro di una ricerca archeologica“.
Villa del Tellaro e il mosaico romano
Gli scavi sono stati preceduti da ricerche d’archivio, remote sensing e scavi nei depositi. Quelli della Villa del Tellaro diretti dal professore Davide Tanasi hanno permesso la verifica di ipotesi dell’occupazione del sito in epoche pre e post romana e dello sviluppo planimetrico del sito, oltre alla scoperta di un mosaico romano con motivi geometrici, in particolare con rombi che si ripetono: “Fonte di grande compiacimento – dice Tanasi – trovarlo nella Villa del Tellaro, quando si pensava che ormai tutto quello che c’era da dire sui mosaici fosse stato detto e tutte le stanze a mosaico fossero state trovate.
Il ritrovamento di un nuovo mosaico ci aiuta a capire quanto ricco fosse l’apparato decorativo della villa e come si è sviluppato nel tempo, dai mosaici più semplici a quelli più complessi figurativi“.

Tra gli altri ritrovamenti sono stati annoverati anche:
- delle anfore usati per contenere vino ed olio;
- una scala di accesso a un piano superiore, la Villa infatti è una delle poche al mondo ad avere due piani;
- un’installazione produttiva per la preparazione della malta con fornace, una caldara e un silos per lo stoccaggio del calcare;
- un frammento di statua panneggiata.
Testimonianze che unite a quelle stratigrafiche hanno permesso di capire anche la vita della Villa, non distrutta dopo il V sec. come si è sempre creduto ma frequentata anche in epoca tardo antica tra il V e VII secolo.
Gli scavi sul sito Eloro

Di interesse archeologico oltre alla villa romana del Tellaro anche il sito Eloro. Un lavoro che ha visto un ritorno al sito dopo tanti anni e la partecipazione di studenti e dottorandi sotto la supervisione della professoressa Caterina Ingoglia.
Gli scavi, eseguiti dopo il tramonto, hanno riportato alla luce un’area abitativa ellenistica/tardo ellenistica mai indagata, con 8 vani, di cui 6 di forma rettangolare e trapezoidale con 2 corridoi, uno dei quali affacciato a un portichetto
Rilevante uno dei vani, quello trapezoidale, sigillato da una fitta discarica di tegole e grossi frammenti di pavimentazione in cocciopesto. Al suo interno anche un equipe, da definire se si tratta di un cavallo o asino e il motivo per cui è stato posto lì.
Il sindaco di Noto: “Servizio a tutta la comunità”
Alla presentazione degli scavi 2026 presente anche il sindaco di Noto Corrado Figura soddisfatto per un momento che mette in luce la storia della città netina e dell’intero territorio. “Si avvia – dice Figura – un momento di scavi che da tanti anni ormai mette in luce la nostra storia e cultura.
E farlo in un contesto in cui tutte le istituzioni hanno dato il proprio contributo per un obiettivo che dà un servizio a tutta la comunità e soprattutto la possibilità di riportare alla luce quello che è stato e sarà, rappresenta sempre una crescita culturale della nostra città“.
