«Tre mesi d’estate hanno mostrato, ancora una volta, l’incapacità di gestire con tempestività ed efficacia le conseguenze delle eruzioni dell’Etna sull’aeroporto di Catania. Il Centro Ricerche Consumatori stima in 600 milioni di euro i danni prodotti al comparto turistico siciliano. Ma il danno non si ferma al turismo. *Una gestione che compromette l’efficienza e l’affidabilità del sistema aeroportuale rischia di incidere anche sul valore degli asset oggetto dello sciagurato progetto di privatizzazione e, quindi, sul corrispettivo che la parte pubblica potrebbe ricavarne. Sarebbe il paradosso finale: dopo il danno prodotto al sistema economico siciliano, anche quello arrecato al valore di un patrimonio pubblico che si vorrebbe cedere ai privati: tutto ciò ha un incredibile sapore masochistico».*
Lo afferma Vicky Amendolia, Vice Segretaria nazionale vicaria di Socialdemocrazia SD.
«Adesso qualcuno deve rispondere di quanto è accaduto. Continuare a rappresentare ogni eruzione come un’imprevedibile fatalità è inaccettabile. *L’Etna è lì da sempre e gli amministratori di SAC sono lì da anni: se dopo ogni emergenza si riparte da zero, il problema non è il vulcano, ma l’assenza di programmazione.*
Dopo un’estate di cancellazioni, dirottamenti, passeggeri lasciati senza alternative e danni economici di questa portata, le responsabilità non possono dissolversi insieme alla cenere. Le dimissioni del CdA di SAC e dell’assessore regionale ai Trasporti rappresenterebbero l’assunzione di una precisa responsabilità politica e gestionale.
