Il ministro Adolfo Urso arriva a Priolo e continua a descrivere un quadro nel quale tutto sarebbe stato risolto: il Governo avrebbe salvato ISAB, tutelato la raffinazione italiana, garantito la sicurezza energetica e avviato una nuova politica industriale. Ma, secondo la Fiom, la realtà vissuta ogni giorno dai lavoratori del polo petrolchimico siracusano è molto più complessa.
A parlare è Antonio Recano, coordinatore dei petrolchimici Fiom Sicilia, che pone innanzitutto una questione sul Golden Power applicato all’operazione ISAB-Ludoil.
«Il Governo ha esercitato i poteri speciali sull’acquisizione del 51% di ISAB imponendo delle prescrizioni. I lavoratori, le organizzazioni sindacali e il territorio hanno il diritto di conoscere, almeno nella loro sostanza, quali garanzie riguardino la continuità produttiva, gli investimenti, l’occupazione diretta e soprattutto le migliaia di lavoratori dell’indotto».
Per Recano, «non basta continuare a magnificare il Golden Power. Bisogna spiegare cosa protegge, quali obblighi impone e come il Governo intende verificarne il rispetto».
C’è poi la questione del ruolo di Trafigura nella nuova ISAB. «Esiste un rapporto di lungo periodo che riguarda l’approvvigionamento delle materie prime e la commercializzazione dei prodotti della raffineria. Se ISAB viene definita dal Governo un’infrastruttura strategica per la sicurezza energetica nazionale – sottolinea Recano – allora bisogna chiarire quale autonomia industriale e commerciale avrà effettivamente la nuova proprietà e quale ruolo continuerà ad avere Trafigura».
Ludoil ha annunciato un piano da 1,3 miliardi di euro in cinque anni, il mantenimento dell’attuale organico, circa mille persone coinvolte nelle attività legate agli investimenti e circa cento nuovi addetti a regime. «Sono annunci importanti – osserva il coordinatore Fiom – che dovranno essere verificati e tradotti in cronoprogrammi, investimenti, cantieri e occupazione reale».
Ma, secondo Recano, «un piano aziendale non può sostituire una politica industriale nazionale». La domanda riguarda il futuro dell’intero petrolchimico siracusano, mentre la chimica di base viene ridimensionata, Versalis procede nella propria trasformazione e migliaia di lavoratori dell’indotto affrontano una fase di crescente incertezza.
«La questione è capire quale industria dovrà esserci qui tra dieci o vent’anni e quanti lavoratori dovranno continuare a lavorarci», afferma Recano, che chiede anche strumenti per accompagnare la transizione: «Quali clausole sociali saranno previste? Quali strumenti accompagneranno la riconversione professionale? Come verrà garantita la continuità occupazionale nell’indotto? Come si impedirà che la competizione sugli appalti venga scaricata sul costo del lavoro, sui salari e sulla sicurezza?».
La Fiom chiede quindi al ministro Urso di aprire un confronto su cinque questioni: «Garanzie occupazionali per lavoratori diretti e indotto; investimenti e loro cronoprogramma; ruolo di Trafigura e autonomia industriale e commerciale di ISAB; garanzie sulla continuità produttiva e sugli approvvigionamenti; strategia industriale complessiva per il petrolchimico siracusano».
«I lavoratori non chiedono rassicurazioni, vogliono risposte – conclude Recano –. Se il Governo considera davvero strategico questo territorio, deve assumersi fino in fondo la responsabilità della sua transizione industriale e sociale. La Fiom continuerà a chiedere investimenti verificabili, lavoro stabile, sicurezza, tutela dell’indotto e una politica industriale capace di accompagnare la transizione senza lasciare indietro migliaia di lavoratori».
