Siracusa, 12 giugno 2026 – Si ripetono, con una frequenza sempre più ravvicinata, le segnalazioni dei cittadini dei comuni dell’area di Siracusa di cattiva qualità dell’aria, di aria irrespirabile e pregna di miasmi dal caratteristico odore di uova marce o di idrocarburi.
Il teatrino che si ripete: segnalazioni, smentite e riunioni
È un problema reale a cui, per ogni evento, purtroppo, si reitera un teatrino ormai diventato prassi. I cittadini segnalano sui social o tramite l’app Nose, le aziende del petrolchimico rispondono che non sono state evidenziate anomalie, alcuni sindaci convocano riunioni con Arpa e responsabili delle aziende.
Ma a parlare chiaro sono i dati Arpa che certificano una situazione in cui si evidenzia la presenza costante nell’aria siracusana di idrocarburi non metanici, di benzene e di solfuro di idrogeno, tra quelli monitorati. Una cappa invisibile ma presente.
Le prescrizioni AIA non hanno funzionato
Le prescrizioni dei riesami delle AIA nazionali e le azioni messe in campo in questi anni non hanno permesso di evitare che i miasmi industriali nauseabondi continuassero a diffondersi nella troposfera del nostro territorio. È un dato di fatto per il quale non si può non concordare.
Non si può, come spesso accade, affermare che l’aria che respiriamo a Siracusa è aria pulita solamente perché gli NOX e gli SOx sono ormai sotto controllo e non intervenire in maniera efficace per l’abbassamento delle quantità di sostanze odorigene.
La soluzione: ripristinare il Piano del 2018 bocciato dal TAR
La soluzione è ritornare a discutere sull’applicazione delle misure proposte nel 2018 dal Piano regionale di tutela della qualità dell’aria contro cui le aziende del petrolchimico si opposero rivolgendosi al TAR, con il supporto di studi legali di primissimo ordine.
Quella formulazione del Piano aveva per la prima volta proposto, in maniera innovativa, delle azioni correttive che avrebbero dato sicuramente i loro frutti se fossero state applicate e se le aziende del petrolchimico non avessero posto una ferrea resistenza.
Le misure stralciate che avrebbero fatto la differenza
L’applicazione dei limiti inferiori delle BAT, la fissazione dei valori limite di emissioni per il benzene e l’idrogeno solforato, l’obbligo per le aziende di installazione di sistemi perimetrali ottico spettrali per il monitoraggio della qualità dell’aria, l’introduzione nella normativa regionale di valori limiti per le concentrazioni medie orarie per il benzene, e, nelle aree industriali, di valori limite per i composti responsabili di disturbi olfattivi quali idrocarburi non metanici e idrogeno solforato, l’implementazione della speciazione chimico fisica del particolato: solo per fare qualche esempio.
Se non fossero state oggetto di ricorso da parte delle aziende del petrolchimico e fossero state accettate, avrebbero sicuramente permesso un miglioramento della qualità dell’aria e della vita dei cittadini siracusani, priolesi, melillesi, augustani.
Misure (M2, da M16 a M22, M24 e M25) che sono state tutte stralciate dal Piano ma che avrebbero inciso positivamente sulla qualità della nostra aria.
