Si sono svolti nella parrocchia di Santa Maria Maddalena, a Ciminna, i funerali di Salvatore Giglia, il giovane morto a causa delle gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare un incendio divampato tre giorni prima nelle campagne del paese.
La celebrazione è stata officiata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, alla presenza della famiglia, del sindaco Vito Filippo Barone, di numerosi primi cittadini della provincia e di una chiesa gremita.
Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo ha ricordato il gesto di generosità compiuto da Salvatore, che si era lanciato tra le fiamme nel tentativo di salvare la casa di campagna della famiglia. Lorefice ha quindi condannato con fermezza l’origine dolosa del rogo, definendolo «il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa».
Chi appicca incendi per incuria, disprezzo del bene comune o logiche criminali, ha aggiunto l’arcivescovo, «calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile».
