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Scomparso padre Ichim: il sacerdote-poeta

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La morte di padre Dumitru Ichim lascia un vuoto profondo non soltanto nella comunità ortodossa romena, ma anche nel mondo della cultura e della poesia romena.
Sacerdote, poeta, scrittore, saggista e uomo di straordinaria sensibilità, Ichim ha rappresentato per decenni una delle voci più originali della cultura romena nella diaspora.
Nato il 14 agosto 1944 a Dărmănești, nel distretto di Bacău, Dumitru Ichim aveva costruito la propria formazione tra teologia e letteratura.
Dopo il Seminario teologico del Monastero di Neamț, studiò teologia a Bucarest e approfondì la teologia dogmatica anche negli Stati Uniti, conseguendo nel 1973 il dottorato con una tesi dedicata alla liturgia ortodossa e al mondo. Nel 1974 fu ordinato sacerdote in Canada, dove avrebbe poi dedicato gran parte della sua vita alla comunità romena.
Ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto come sacerdote.
Dumitru Ichim è stato soprattutto un uomo della parola. La sua poesia nasceva dall’incontro tra fede, cultura, memoria, spiritualità e inquietudine dell’uomo.
Una poesia capace di guardare al cielo senza perdere di vista la fragilità della condizione umana.
Il suo esordio letterario risale al 1970 con De unde începe omul, cui seguirono numerose opere di poesia, prosa e saggistica. Particolarmente importante fu il suo lavoro nell’ambito dell’haiku e del tanka, forme poetiche di origine giapponese che Ichim seppe adattare con originalità alla lingua e alla sensibilità romena.
La critica lo ha indicato anche come una figura significativa nella diffusione di queste forme nella poesia romena.
La sua produzione letteraria fu ampia e attraversò diversi generi: dalla poesia alla prosa, dagli studi teologici agli scritti filosofici e alle cronache letterarie.
Collaborò con numerose riviste romene in patria e nella diaspora e partecipò attivamente alla vita culturale della comunità romena in Canada.
A Kitchener contribuì inoltre alla nascita del Centro Culturale Romeno e alla costruzione di una nuova chiesa ortodossa romena.
In lui, dunque, il sacerdote e il poeta non erano due persone diverse.
Erano due dimensioni della stessa anima.
La fede diventava poesia e la poesia diventava, spesso, una forma silenziosa di preghiera. La sua scrittura portava con sé il senso della nostalgia, dell’esilio, della patria lontana e della ricerca del sacro.
Il critico Aurel Sasu ha sottolineato proprio la forte presenza della dimensione religiosa nella sua produzione, evidenziando come la lontananza dalla Romania non avesse cancellato le radici spirituali della sua poesia.
Ma forse il modo più autentico per ricordare padre Ichim è quello di ricordare l’uomo, oltre il curriculum e oltre i libri.
Era un intellettuale capace di dialogare, di ascoltare, di trasmettere cultura senza trasformarla in distanza. La sua erudizione non appariva come ostentazione, ma come uno strumento per incontrare l’altro.
Aveva quella particolare capacità, propria dei grandi uomini di cultura, di far sentire importante chi gli stava accanto.
Per molti resteranno i suoi libri. Per altri resteranno i suoi versi. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, resteranno soprattutto la sua gentilezza, le sue parole, i suoi messaggi e quella particolare umanità che non si può trovare nelle bibliografie.
La letteratura romena perde una voce importante.
La Chiesa perde un sacerdote colto e sensibile.
La diaspora perde uno dei suoi grandi custodi della lingua e della memoria.
E noi perdiamo un uomo che sapeva trasformare una parola in pensiero, un pensiero in poesia e una poesia in preghiera.
Addio, părinte Dumitru.
La tua voce non è finita con il silenzio.
Resterà nei tuoi libri, nei tuoi versi, nella lingua romena che hai amato e custodito lontano dalla patria e, soprattutto, nel cuore di coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarti.

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