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Vinciullo: «Nessuna incompatibilità per la consigliera Gabriella Troia»

«Non esiste alcuna incompatibilità tra il ruolo ricoperto da Gabriella Troia in Aretusa Acque e quello di consigliera comunale». Lo sostiene il commissario provinciale di Grande Sicilia, Vincenzo Vinciullo, intervenendo nel dibattito seguito alla convalida dell’elezione della neo consigliera comunale.ì

Secondo Vinciullo, le polemiche nate in questi giorni «non trovano alcun fondamento nella normativa vigente», dal momento che sia la legislazione regionale sia quella nazionale individuano in maniera tassativa i casi di incompatibilità con la carica di consigliere comunale.

Il commissario provinciale ricorda che Gabriella Troia è dipendente di Aretusa Acque S.p.A. con la qualifica di quadro e che, nell’ambito del proprio rapporto di lavoro subordinato, non ricopre incarichi di amministrazione, non esercita poteri di rappresentanza della società, né dispone di autonomi poteri di gestione o di spesa.

Vinciullo sottolinea inoltre che Aretusa Acque è una società partecipata da 19 Comuni della provincia di Siracusa e che il Comune capoluogo detiene una partecipazione inferiore alla soglia prevista dalla legge. «Tutte le verifiche sono state puntualmente effettuate dagli uffici competenti del Comune di Siracusa», afferma.

A sostegno della propria posizione, l’esponente di Grande Sicilia richiama anche l’intervento del segretario generale del Comune durante la seduta del Consiglio comunale, nel corso della quale è stato confermato che gli uffici avevano già accertato l’assenza di cause ostative alla convalida dell’elezione.

Nel merito della normativa, Vinciullo cita il decreto legislativo n. 39 del 2013, evidenziando che non sussistono condizioni di inconferibilità o incompatibilità. «Aretusa Acque non è una società in house, il Comune di Siracusa non esercita su di essa alcun controllo e la consigliera non ricopre incarichi dirigenziali né funzioni di amministrazione, rappresentanza o controllo», sostiene, richiamando anche gli orientamenti della giurisprudenza amministrativa e dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

Infine, Vinciullo invita a chiudere la polemica politica. «Sorprende che si continui ad alimentare una discussione che non trova riscontro nella legge. In una fase in cui si chiede una maggiore presenza femminile nelle istituzioni, dispiace che l’esperienza professionale della dottoressa Gabriella Troia venga trasformata in un elemento di sospetto anziché essere considerata un valore aggiunto».

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