Gianluigi Ferretti, una vita al servizio degli italiani nel mondo

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Gianluigi Ferretti è una figura che da anni attraversa il mondo dell’associazionismo, della rappresentanza degli italiani all’estero e dell’impegno sindacale, con una particolare attenzione alle comunità italiane che vivono fuori dai confini nazionali.
Il suo nome è legato innanzitutto al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), organismo attraverso il quale ha partecipato al confronto sulle principali questioni riguardanti gli italiani residenti nel mondo. Nel corso degli anni Ferretti ha assunto posizioni spesso molto nette, rivendicando maggiore attenzione istituzionale verso una comunità italiana che, secondo la sua impostazione, non può essere considerata marginale rispetto alla vita del Paese.

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Già negli anni Duemila interveniva pubblicamente sui temi della rappresentanza degli italiani all’estero, criticando anche le scelte dei governi quando riteneva insufficienti le politiche dedicate alle comunità italiane nel mondo. In una delle sue prese di posizione dell’epoca, da consigliere del CGIE, denunciava l’assenza di riferimenti agli italiani all’estero nei documenti di programmazione del Governo.
Ferretti ha inoltre avuto un ruolo significativo nel Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (CTIM), arrivando a ricoprire l’incarico di coordinatore mondiale. Parallelamente ha sviluppato un’attività nel campo dell’informazione e dell’editoria rivolta agli italiani all’estero, diventando anche direttore de L’Italiano.
La sua esperienza si è quindi sviluppata su più livelli: rappresentanza istituzionale, associazionismo, sindacato e comunicazione.
Una combinazione che gli ha consentito di mantenere un rapporto diretto con realtà italiane presenti in diversi Paesi e con le problematiche quotidiane di chi vive lontano dalla propria terra d’origine.
Negli ultimi anni il suo impegno si è concentrato anche sul versante sindacale.
Ferretti è indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’UGL, ruolo attraverso il quale ha partecipato a iniziative e confronti internazionali.
Nel 2026, ad esempio, ha preso parte a incontri dedicati alla cooperazione sindacale tra Italia e Romania, con particolare attenzione al lavoro, all’occupazione e alla sicurezza.
Particolarmente significativo è stato anche il suo intervento in occasione della commemorazione della tragedia di Marcinelle, evento simbolo della storia dell’emigrazione italiana.
Nell’agosto 2026 Ferretti ha richiamato l’importanza della memoria degli italiani emigrati e ha denunciato episodi di tensione e intolleranza verificatisi durante le celebrazioni.
È proprio il tema della memoria a rappresentare uno degli elementi ricorrenti del suo percorso.
Per Ferretti, parlare degli italiani all’estero significa infatti parlare di identità, lavoro, sacrificio e appartenenza, ma anche del rapporto che continua a legare milioni di cittadini italiani alla propria patria, indipendentemente dal Paese nel quale hanno scelto o dovuto costruire la propria vita.
Il suo percorso racconta dunque una parte della storia italiana spesso lontana dai riflettori: quella degli italiani che vivono oltreconfine e delle persone che, negli anni, hanno cercato di dare loro voce nelle istituzioni, nel sindacato e nell’informazione.
Una presenza che continua ancora oggi, in un’epoca nella quale il fenomeno dell’emigrazione italiana ha assunto nuove caratteristiche e nella quale la comunità italiana all’estero non è più soltanto quella dell’emigrante tradizionale, ma comprende professionisti, imprenditori, studenti, lavoratori e intere famiglie che mantengono con l’Italia un rapporto culturale, umano ed economico molto forte.

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