Terremoto in Forza Italia Sicilia: sherpa al lavoro dopo lo strappo Minardo-Schifani. L’ombra del voto a dicembre

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PALERMO — Ore febbrili in casa Forza Italia per tentare di ricomporre la profonda frattura diplomatica e politica apertasi in Sicilia. Al centro dello scontro vi sono le dichiarazioni del commissario regionale del partito, Nino Minardo, che ha invocato la necessità di “una proposta politica completamente nuova”, sbarrando nei fatti la strada all’ipotesi di un secondo mandato per il governatore Renato Schifani alle regionali del 2027.

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Gli sherpa azzurri sono al lavoro per organizzare un vertice di chiarimento a tre che vedrebbe al tavolo il segretario nazionale Antonio Tajani, il presidente della Regione Renato Schifani e lo stesso Nino Minardo. Tuttavia, al momento, non ci sono certezze sui tempi e sulla data dell’incontro.

Il rischio dimissioni e lo spettro delle elezioni anticipate a dicembre

All’interno del partito cresce la preoccupazione per un’ipotesi che circola con insistenza: le possibili dimissioni di Schifani e la conseguente chiusura anticipata della legislatura all’Ars.

Qualora il governatore rassegnasse le dimissioni, lo scenario procedurale delineerebbe una prima finestra elettorale utile già per il 13 dicembre. Fino a quella data la giunta regionale rimarrebbe in carica esclusivamente per l’ordinaria amministrazione, con conseguenze dirette sull’economia dell’Isola:

  • Niente manovra di stabilità a fine anno;
  • Esercizio provvisorio per la Regione Siciliana, con una forte compressione della spesa pubblica durante i mesi cruciali della campagna elettorale.

Il nodo pensioni per i deputati dell’Ars

Sul piano degli equilibri interni alla politica regionale, l’eventuale scioglimento anticipato dell’Assemblea Regionale Siciliana porta con sé un ulteriore elemento di forte tensione per i parlamentari.

Per i deputati regionali al primo mandato, infatti, la soglia previdenziale dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno necessaria per la maturazione del requisito pensionistico scadrà soltanto a maggio 2027. Tornare alle urne a dicembre significherebbe interrompere la legislatura prima di quel termine, negando il requisito a molti parlamentari di prima nomina.

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