GINEVRA / WASHINGTON — La decisione delle autorità statunitensi di trasmettere in streaming l’esecuzione di Nidal Hasan ha scatenato una dura reazione internazionale. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) è intervenuto con fermezza, definendo la misura una palese violazione dei trattati internazionali sui diritti umani.
Il monito dell’ONU: «È una violazione del diritto alla vita»
In un messaggio indirizzato all’agenzia AFP, l’ONU ha sottolineato come la diffusione in diretta di una condanna a morte trasformi l’atto in un’esecuzione pubblica.
«La trasmissione in diretta streaming di un’esecuzione equivale a un’esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura» — ha dichiarato la portavoce dell’OHCHR Shabia Mantoo durante un briefing a Ginevra.
Secondo la rappresentante delle Nazioni Unite, il mancato rispetto di tali garanzie «renderebbe inevitabilmente l’esecuzione arbitraria, configurando una violazione del diritto alla vita». L’ONU ha paragonato la scelta a quanto avviene già per le esecuzioni pubbliche in Paesi come Afghanistan e Iran, bollandole come forme di «trattamento o pena crudele, inumano o degradante».
La Chiesa americana: «Promozione barbara di una cultura di morte»
Alle critiche dell’ONU si sono unite quelle vertici della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. L’arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente dei vescovi statunitensi, ha condannato con decisione la scelta del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti:
«Il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hasan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata» — ha dichiarato l’arcivescovo ai media vaticani.
Chi è Nidal Hasan e la strage di Fort Hood del 2009
Nidal Hasan, ex maggiore e psichiatra dell’esercito americano, è l’autore della strage compiuta il 5 novembre 2009 all’interno della base militare di Fort Hood, in Texas. Nell’attacco rimasero uccise 13 persone e altre 32 recuperarono ferite gravemente.
- Sentenza: Condannato alla pena capitale nel 2013 da una corte marziale.
- Detenzione: È attualmente recluso nel carcere militare di Fort Leavenworth, in Kansas.
- Condizioni fisiche: Rimasto paralizzato dalla vita in giù in seguito allo scontro a fuoco con la polizia che pose fine al massacro, Hasan si muove su una sedia a rotelle.
L’attacco di Fort Hood rimane una delle pagine più drammatiche e sanguinose mai registrate all’interno di un’installazione militare su suolo statunitense.
