PALERMO – La tensione politica attorno alla ricandidatura e alla tenuta della giunta guidata da Renato Schifani riapre il dibattito sul futuro istituzionale della Sicilia. La posta in gioco va ben oltre le dinamiche interne alla coalizione di centrodestra: in base allo Statuto speciale della Regione Siciliana, il destino del governatore è inscindibilmente legato a quello del Parlamento regionale.
Se il presidente cade o si dimette, l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) si scioglie automaticamente e i siciliani tornano alle urne per eleggere contestualmente sia il nuovo presidente sia i 70 deputati regionali. È la clausola del «simul stabunt vel simul cadent», un deterrente politico fortissimo, specialmente per quei deputati a caccia del consolidamento dei requisiti per la pensione.
I quattro possibili scenari per il futuro della legislatura
Per analizzare gli sviluppi dell’attuale scontro politico occorre distinguere le varie opzioni procedurali ed evitare di confondere le minacce verbali con gli atti formali.
1. Accordo di maggioranza o rimpasto
L’uscita meno traumatica è un chiarimento politico nella coalizione. Lo Statuto attribuisce al presidente della Regione il potere esclusivo di nominare e revocare gli assessori. Un eventuale rimpasto di giunta o una redistribuzione delle deleghe possono redistribuire gli equilibri senza provocare lo scioglimento dell’Ars o le dimissioni del governatore.
2. Logoramento e stallo parlamentare
Schifani potrebbe decidere di restare in carica pur in assenza di una maggioranza granitica. In questo scenario, l’opposizione e i franchi tiratori possono utilizzare gli strumenti di controllo parlamentare (mozioni, ordini del giorno, interrogazioni) per rallentare l’attività legislativa. Si tratterebbe di una fase di forte incertezza e potenziale paralisi decisionale per l’amministrazione regionale.
3. Dimissioni volontarie del Presidente
Regolate dalla legge regionale n. 26/2020, le dimissioni devono essere presentate formalmente al presidente dell’Ars.
- Entro 5 giorni viene emanato il decreto di scioglimento dell’Assemblea;
- Entro 15 giorni vengono indette le consultazioni;
- Le nuove elezioni devono svolgersi entro 3 mesi.
4. Mozione di sfiducia votata all’Ars
L’opposizione (o una parte scontenta della maggioranza) può depositare una mozione di sfiducia, che richiede la firma di almeno 1/5 dei deputati e l’approvazione a maggioranza assoluta con voto palese (per appello nominale). Nel dicembre 2025 una mozione di sfiducia contro Schifani fu respinta con 41 voti contrari e 26 favorevoli. Se una nuova mozione dovesse passare, l’effetto sarebbe il medesimo delle dimissioni: scioglimento immediato e urne entro tre mesi.
Chi governa durante la transizione?
In caso di dimissioni o sfiducia, la Regione non rimane incustodita. La legge prevede che le funzioni di presidente vengano assunte dal vicepresidente o dall’assessore più anziano per età. Il governo uscente rimane in carica esclusivamente in regime di ordinaria amministrazione e prorogatio fino all’insediamento del nuovo esecutivo, garantendo la continuità dei servizi essenziali ma con poteri politici fortemente limitati.
