Inchiesta tangenti all’Assessorato, l’imprenditore Vella al GIP: “Non ho mai conosciuto Gaetano Armao”

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PALERMO / AGRIGENTO – «Non ho mai conosciuto Armao». Con queste parole lapidarie l’imprenditore agrigentino Sergio Vella, titolare della Seap bio energy srl, si è presentato questa mattina al Palazzo di Giustizia per sostenere l’interrogatorio preventivo davanti al Giudice per le Indagini Preliminari.

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L’inchiesta, condotta dalla Procura della Repubblica di Palermo, ruota attorno a un presunto giro di mazzette legato all’ottenimento di autorizzazioni ambientali regionali e vede tra i principali indagati l’ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao.

La richiesta di misure cautelari e il ruolo delle consulenze

Il quadro indiziario tratteggiato dagli inquirenti ipotizza un sistema corruttivo finalizzato a pilotare le pratiche amministrative all’interno della Commissione Tecnica Specialistica (CTS) per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, all’epoca presieduta dallo stesso Armao.

Le richieste della Procura sono pesanti:

  • Custodia cautelare in carcere: Chiesta per l’ex vicepresidente Gaetano Armao (che verrà interrogato dal GIP nella giornata di domani) e per l’avvocato Pierluigi Matta.
  • Arresti domiciliari: Sollecitati per Sergio Vella e per altri sei indagati tra manager ed esponenti del mondo imprenditoriale.

L’accusa: la tangente per l’impianto di biometano ad Aragona

Al centro del presunto accordo illecito c’è l’iter procedurale relativo al progetto per la realizzazione di un impianto di selezione dei rifiuti e produzione di biometano nel territorio comunale di Aragona, nell’Agrigentino.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Armao – avvalendosi dell’intermediazione dell’avvocato Matta – avrebbe favorito la società di Vella individuando ad hoc i funzionari regionali a cui assegnare l’istruttoria propedeutica al rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

In cambio dell’asservimento della funzione pubblica, l’ex esponente di governo avrebbe incassato una mazzetta. La tangente, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stata mascherata attraverso un bonifico indirizzato a Matta a titolo di compenso per una consulenza legale ritenuta dagli inquirenti meramente fittizia, il cui importo sarebbe poi stato trasferito ad Armao.

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