Il giallo di Pietracatella: caccia alle ricerche informatiche sulla ricina nelle scuole del Molise

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Le indagini sul drammatico decesso di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, morte a Pietracatella (Campobasso) a causa di un avvelenamento da ricina, fanno registrare una svolta investigativa di natura tecnica. La Procura della Repubblica di Larino ha disposto un ciclo mirato di perquisizioni informatiche in quattro istituti scolastici della provincia per risalire all’origine delle ricerche sul web relative alla tossina letale.

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L’acquisizione informatica all’Istituto Agrario di Riccia

Le operazioni tecniche sono scattate con un’ispezione durata oltre sei ore e mezza nell’istituto agrario di Riccia. Gli esperti incaricati dalla magistratura hanno proceduto all’acquisizione dell’intera rete e dei dati del server centralizzato che gestisce le connessioni dei circa settanta computer della struttura.

  • La verifica delle credenziali: L’obiettivo dell’analisi forense è individuare quale postazione e quale utente, attraverso l’utilizzo di username e password specifici, possa aver digitato la parola chiave legata al veleno nei giorni antecedenti o concomitanti al duplice omicidio.
  • I forum e i post sospetti: Gli inquirenti approfondiscono la presenza di discussioni individuate su alcuni forum online, nei quali un utente chiedeva informazioni sulle caratteristiche di veleni capaci di non lasciare tracce.
  • Le prossime tappe: Dopo l’Agrario di Riccia, il piano delle perquisizioni della Procura toccherà nei prossimi giorni altre tre scuole del territorio frequentate o collegate ai soggetti al centro degli accertamenti: il Liceo Scientifico, il Liceo Classico di Campobasso e il Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda.

Due piste al vaglio degli inquirenti

L’inchiesta procede su un doppio binario coordinato dalla Procura di Larino, che mantiene aperto il fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti (accanto al quale resiste l’iniziale procedimento per omicidio colposo a carico di cinque medici):

  1. Il bersaglio alternativo: Gli investigatori non escludono che la dose letale potesse essere destinata a Gianni Di Vita (marito e padre delle vittime, ex sindaco del paese), ipotizzando che l’avvelenamento si sia poi tragicamente riversato sui familiari.
  2. Relazioni e dinamiche personali: La pista principale resta quella legata agli accertamenti sulle relazioni personali emerse dall’analisi dei dispositivi telefonici delle vittime e delle persone inserite nel cerchio investigativo.

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