PALERMO – Parole impietose, insulti e logiche di potere clientelare. Emergono nuovi, sconcertanti dettagli dalle intercettazioni dell’inchiesta che sta scuotendo i palazzi della Regione Siciliana. Tra i retroscena più emblematici affiora la vicenda di Domenica Spartà, consigliera comunale di Gravina: la donna sarebbe stata messa sotto contratto da due Onlus operanti nell’assistenza domiciliare grazie a un fitto scambio di favori gestito dal nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo e diversi imprenditori.
I punti chiave dell’inchiesta
- I messaggi e i fuorionda: La collaboratrice viene definita dagli indagati «un’emerita imbecille», approdata negli uffici nell’ambito di «scambi con il noto nipote».
- Il caso della consigliera: Domenica Spartà, consigliera a Gravina, è stata contrattualizzata da due Onlus di assistenza domiciliare a seguito degli accordi tra il nipote dell’ex governatore e gli imprenditori.
- La proroga forzata: Nonostante il giudizio impietoso sulle sue capacità, gli indagati concordano sulla necessità di prorogarle il contratto co.co.co. di tre mesi.
- Le motivazioni clientelari: La conferma della posizione lavorativa viene giustificata esclusivamente per tutelare i rapporti con il “padrino” politico: «Lui ci tiene tanto a questa donna…».
- Il sistema delle raccomandazioni: L’episodio conferma, secondo la Procura, un meccanismo consolidato di scambi di favore a scapito della pubblica amministrazione e del settore assistenziale.
“Ci è piovuta addosso”: la logica degli scambi e il ruolo delle Onlus
Dalle carte dell’indagine condotta dalla Procura di Palermo affiora uno spaccato desolante sulla gestione delle risorse, del personale e dei servizi. Nelle registrazioni, i protagonisti della vicenda commentano con disprezzo le capacità della donna, ammettendo che la sua assunzione non era frutto di una selezione meritocratica ma di un preciso “scambio” politico e imprenditoriale.
«Un’emerita imbecille che ci è piovuta addosso nell’ambito degli scambi con il noto nipote» — si legge tra le righe dei verbali dell’inchiesta.
La ricostruzione degli investigatori evidenzia come la posizione lavorativa della consigliera comunale di Gravina sia stata garantita dall’ingranaggio di accordi tra il nipote dell’ex presidente della Regione e le Onlus del settore assistenziale.
Proroga di tre mesi per “rispetto verso lo sponsor”
Il rinnovo del contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) diventa così una moneta di scambio diplomatica. La decisione di estendere il rapporto di lavoro per altri tre mesi viene presa unicamente per non scontentare il referente politico della donna.
«Anche per via della nostra amicizia con il suo sponsor, col suo padrino — sostengono gli interlocutori nelle intercettazioni —, perché lui ci tiene tanto a questa donna…». Un passaggio che per la Magistratura rappresenta una prova lampante di come l’interesse pubblico e la qualità dei servizi assistenziali siano stati subordinati alle relazioni personali e alle dinamiche di potere politico-amministrativo.
