Si apre un nuovo capitolo nella lunga vicenda che coinvolge l’imprenditore siracusano Paolo La Mesa. Per poter riottenere la licenza revocata tredici anni fa, dovrà chiudere la propria società di portierato privato e trasferire i contratti a un istituto di vigilanza, presso il quale lavorerà come dipendente.
È questo l’esito dell’incontro svoltosi questa mattina tra La Mesa, i funzionari della Prefettura e della Questura di Siracusa, alla presenza del suo legale, l’avvocato Giuseppe Culotti, e di un dirigente della Digos. Secondo quanto emerso, la revoca del provvedimento potrà essere riesaminata soltanto attraverso la cessazione dell’attività dell’attuale impresa e il passaggio al servizio di un istituto di vigilanza.
La decisione è stata comunicata dallo stesso La Mesa ai clienti attraverso i canali social della sua azienda. «Carissimi clienti ed amici – scrive – purtroppo sono costretto a chiudere la Giaguaro Service. Ho licenziato mio figlio e passerò i contratti all’istituto di vigilanza dove andrò a lavorare».
La vicenda era tornata all’attenzione pubblica nella giornata di ieri, quando l’imprenditore aveva inscenato una protesta davanti alla Prefettura di Siracusa per chiedere l’annullamento della revoca del porto d’armi e il dissequestro della pistola di servizio. Una manifestazione interrotta poco dopo, in seguito alla disponibilità del capo di Gabinetto della Prefettura a riceverlo, fissando l’incontro poi svoltosi questa mattina.
La revoca del porto d’armi e della licenza risale ai fatti del 13 novembre 2013. Quella notte, mentre attendeva l’arrivo delle Volanti della Polizia, La Mesa intercettò alcuni presunti ladri intenti a caricare sacchi di ortaggi su un furgone. Secondo la sua ricostruzione, uno degli uomini avrebbe cercato di colpirlo con una torcia elettrica, mentre un’altra persona, dall’interno del mezzo, gli avrebbe puntato contro un’arma. A quel punto estrasse la pistola d’ordinanza ed esplose un colpo in direzione di una ruota del veicolo nel tentativo di impedirne la fuga.
In seguito all’episodio, l’arma di servizio fu sequestrata e la Prefettura dispose, in via cautelativa, la revoca del porto d’armi e della licenza, in attesa degli accertamenti della Procura. Da allora La Mesa è impegnato in un lungo contenzioso penale e amministrativo che, a distanza di tredici anni, non si è ancora concluso.
«Mi scuso se nel corso della riunione, che penso sia stata registrata, ho alzato un po’ la voce – dice La Mesa – ma sono davvero esasperato. Per tutti questi anni ho dovuto sostenere ingenti spese legali per affrontare procedimenti penali e amministrativi che hanno messo a rischio anche la sopravvivenza della mia azienda. A malincuore compio questo passo, pur senza escludere di presentare ulteriori ricorsi nelle sedi competenti per far valere i miei diritti».
