Vernali e Mangiafico: “Sistema idrogeologico Iblei a rischio”

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È un appello alla mobilitazione quello lanciato da Maria Vernali, attivista e studiosa, e Michele Mangiafico, coordinatore di Civico4 e referente dei Fari 80, 131 e 135 del movimento Controcorrente, contro il progetto per la realizzazione di una maxi-discarica in contrada Stallaini, nel territorio di Noto.

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Al centro della contestazione c’è il decreto del 9 luglio 2026 con cui l’assessorato regionale al Territorio e all’Ambiente ha dato il via libera al progetto della società SoAmbiente srl. Secondo quanto evidenziato dai due esponenti, l’impianto avrebbe una capacità di circa 614 mila metri cubi e sorgerebbe a circa 350 metri dalla Riserva naturale di Cavagrande del Cassibile e a circa 80 metri dal fiume Manghisi.

Vernali e Mangiafico pongono soprattutto l’accento sulla possibile interferenza dell’impianto con il sistema idrogeologico dell’altopiano ibleo.

“Il progetto della discarica di Stallaini è una pericolosa e inquinante ferita nel fianco della straordinaria riserva di Cavagrande del Cassibile”, affermano.

Secondo i due, l’area interessata dal progetto si inserisce in una dorsale che da Avola arriva fino a Siracusa, attraversando i territori di Noto, Palazzolo Acreide e Canicattini Bagni. Un territorio caratterizzato, sostengono, dalla presenza di formazioni calcaree permeabili e da un sistema carsico considerato strategico per le risorse idriche del comprensorio.

“Questa dorsale non può essere intaccata nel suo punto più alto dal progetto avallato dalla Regione Siciliana con la discarica”, sostengono Vernali e Mangiafico, richiamando anche gli studi e gli interventi pubblici del geologo Giuseppe Cugno sul sistema idrogeologico dell’area.

La principale preoccupazione riguarda il possibile rischio di contaminazione delle falde. I due esponenti contestano in particolare la possibilità che, nel corso degli anni, eventuali deterioramenti delle geomembrane di impermeabilizzazione possano consentire al percolato di raggiungere le fratture carsiche presenti nel sottosuolo.

“Se il percolato, nel corso degli anni, dovesse superare l’usura o il danneggiamento delle geomembrane artificiali poste sul fondo, queste non costituirebbero più l’efficace barriera protettiva prevista dal progetto”, affermano.

Un’eventuale contaminazione, secondo la loro ricostruzione, potrebbe interessare il territorio di Noto e avere conseguenze anche sui centri vicini, compresi Avola e Siracusa.

Vernali e Mangiafico sollevano inoltre dubbi sull’impatto dell’impianto sulla qualità dell’aria e sul paesaggio, richiamando la possibile presenza di emissioni, polveri e odori e la particolare posizione dell’area rispetto ai venti che dagli Iblei si dirigono verso la costa.

“È un rischio di disastro ambientale incalcolabile per la salute pubblica e per l’economia di un intero distretto che vive di turismo pulito e agricoltura biologica”, sostengono.

Nel mirino finisce soprattutto la decisione della Regione Siciliana.

“Come ha potuto l’attuale governo regionale avallare il progetto privato di una discarica a monte di questa riserva?”, si chiedono Vernali e Mangiafico, che criticano anche le forze politiche che sostengono il governo regionale guidato da Renato Schifani.

“La burocrazia di Palermo ha firmato in silenzio la condanna a morte dell’altopiano ibleo”, affermano, chiedendo che alle dichiarazioni pubbliche seguano iniziative concrete per fermare il progetto.

La richiesta rivolta al presidente della Regione è netta: “Renato Schifani deve bloccare immediatamente questo scempio”, concludono Vernali e Mangiafico.

I due annunciano inoltre l’intenzione di coinvolgere le forze politiche della provincia e di chiedere loro conto delle rispettive posizioni in vista delle prossime elezioni.

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