Inchiesta sui servizi ambientali: il Comitato Ortigia chiede verifiche

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Il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente esprime preoccupazione dopo le notizie diffuse nelle ultime ore su un’inchiesta coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore che coinvolgerebbe società di Angri operanti nel settore dei servizi ambientali e dello smaltimento dei rifiuti, titolari di appalti pubblici in diversi Comuni italiani.

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Secondo quanto riportato dalla stampa, l’operazione avrebbe portato a sequestri preventivi e coinvolgerebbe quattro persone, indagate, a vario titolo, per ipotesi di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta alla riscossione e intestazione fittizia di valori.

Il Comitato sottolinea che, nelle fonti giornalistiche attualmente disponibili, non sarebbe stata fornita l’indicazione completa delle società interessate. Tuttavia, secondo l’associazione, alcuni elementi descritti nell’inchiesta – dalla localizzazione al settore di attività, fino alla tempistica dell’affitto del ramo d’azienda, all’esposizione tributaria e previdenziale e alle caratteristiche del soggetto subentrante – presenterebbero significative analogie con la vicenda TEK.R.A.–RIS.AM., già oggetto di precedenti segnalazioni al Comune di Siracusa.

Al centro della questione vi è l’affitto, stipulato il 22 dicembre 2025, del ramo d’azienda di TEK.R.A. a RIS.AM., comprendente anche il contratto relativo al servizio di igiene urbana del Comune di Siracusa. Il subentro di RIS.AM. nell’esecuzione del servizio è avvenuto dal 1° febbraio 2026.

Già il 27 gennaio 2026, prima dell’effettivo passaggio di gestione, il Comitato aveva chiesto al Comune una verifica sulla capacità economico-finanziaria di RIS.AM., sulla disponibilità dei mezzi necessari, sul mantenimento dei requisiti richiesti dall’appalto e sulle garanzie a tutela dei lavoratori.

Le perplessità, ricorda il Comitato, erano state sollevate anche sulla base dell’analisi dell’ultimo bilancio disponibile di TEK.R.A., nel quale sarebbero emersi oltre 65 milioni di euro di debiti tributari e previdenziali, una liquidità estremamente ridotta e una significativa contrazione dei ricavi.

La vicenda si è successivamente intrecciata con l’avvio, da parte di TEK.R.A., di una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza. Il 5 settembre, il Comitato è quindi tornato a chiedere al Comune una nuova istruttoria, questa volta sugli effetti della procedura di crisi sull’affitto del ramo d’azienda e sugli eventuali rapporti ancora esistenti tra le due società, compresi avvalimenti, garanzie e disponibilità dei mezzi.

Secondo quanto riferito dall’associazione, a tali richieste il settore comunale competente per l’igiene urbana non avrebbe fornito risposta.

Le nuove notizie sull’inchiesta giudiziaria, precisa il Comitato, rendono ora quelle richieste «ancora più urgenti». La preoccupazione riguarda sia la continuità di un servizio pubblico essenziale, sostenuto economicamente dai cittadini attraverso la TARI, sia la posizione dei lavoratori.

In particolare, l’associazione richiama l’attenzione sui dipendenti oggi impegnati alle dipendenze di RIS.AM., che devono poter contare sulla regolare corresponsione degli stipendi correnti, ma anche sui lavoratori e sugli altri soggetti che vantano crediti pregressi nei confronti di TEK.R.A., alcuni dei quali – afferma il Comitato – già riconosciuti in sede giudiziaria.

Alla luce delle notizie emerse, il Comitato ha quindi inviato una nuova PEC al Settore Igiene Urbana del Comune di Siracusa, chiedendo innanzitutto di verificare ufficialmente se le società e il ramo d’azienda oggetto dell’inchiesta siano effettivamente riconducibili a TEK.R.A., RIS.AM. e al contratto relativo al servizio di igiene urbana di Siracusa.

Tra le richieste figurano inoltre la comunicazione degli esiti delle istruttorie già sollecitate il 27 gennaio e il 5 settembre e una verifica, qualora le circostanze riportate dalla stampa trovassero conferma, sulla permanenza dei presupposti che avevano consentito il subentro.

Il Comitato chiede inoltre di valutare l’eventuale rilevanza, rispetto alla vicenda, della disciplina prevista dal Codice dei contratti pubblici, richiamando in particolare l’articolo 120, comma 1, lettera d), n. 2, del D.Lgs. 36/2023, relativo alle modifiche soggettive e alle ipotesi di modifica finalizzata all’elusione delle disposizioni del Codice.

L’associazione precisa di non voler formulare accuse né anticipare valutazioni che spettano all’autorità giudiziaria. La richiesta, sottolinea, è quella di una verifica amministrativa «immediata, completa e trasparente».

Secondo il Comitato, la sequenza degli eventi – dalle criticità finanziarie già segnalate, all’apertura della procedura di crisi, fino alle recenti notizie sull’indagine, qualora effettivamente riferibili alle società e al ramo d’azienda interessati – rende necessario chiarire rapidamente la situazione e fornire risposte alla cittadinanza.

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