La Fiom: il Governo chiarisca il ruolo di Q8, Eni, Ludoil e Trafigura

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Il confronto avviato dal Governo con il sistema economico e finanziario kuwaitiano pone una questione decisiva per il futuro industriale della Sicilia. La presenza di Kuwait Petroleum attraverso Q8 nella Raffineria di Milazzo e il coinvolgimento di Q8, insieme a Eni, nel progetto della nuova bioraffineria di Priolo delineano una connessione tra i due principali poli siciliani della raffinazione e della trasformazione energetica.

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Per la FIOM questa prospettiva deve diventare l’occasione per costruire una strategia industriale regionale e nazionale. Priolo e Milazzo non possono essere considerati due siti separati né soltanto infrastrutture a disposizione dei grandi gruppi energetici internazionali. Rappresentano un patrimonio produttivo fondamentale per il Paese e per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto. Se il Governo discute con fondi sovrani e operatori internazionali di nuovi investimenti, deve chiarire quali progetti saranno realizzati in Sicilia, quali filiere produttive potranno svilupparsi e quanta occupazione stabile e qualificata sarà generata. La Sicilia non può limitarsi a mettere a disposizione infrastrutture, territori e competenze per investimenti decisi altrove: deve partecipare alle scelte industriali e beneficiare concretamente delle ricadute produttive e occupazionali. La nuova bioraffineria annunciata a Priolo da Eni, con le prospettive legate alla produzione di HVO e SAF, deve rappresentare un’opportunità per sviluppare nuove competenze, valorizzare il lavoro metalmeccanico e rafforzare l’occupazione. Lo stesso principio deve valere per gli investimenti e la continuità produttiva della Raffineria di Milazzo.

Ma esiste una questione ancora più importante: chi controlla realmente la raffinazione siciliana?

Se Priolo e Milazzo vengono considerate infrastrutture strategiche per la sicurezza energetica nazionale, occorre comprendere quale autonomia industriale e commerciale abbiano effettivamente gli stabilimenti. La domanda è: Chi decide gli investimenti; Chi decide quali prodotti acquistare; Chi stabilisce le condizioni di approvvigionamento; Chi commercializza i prodotti raffinati e quale quota della produzione viene destinata al mercato italiano.

Nel caso di ISAB, il nuovo assetto proprietario legato a Ludoil rende urgente chiarire il ruolo di Trafigura nei rapporti di approvvigionamento e commercializzazione, verificando quali vincoli possano incidere sull’autonomia industriale della raffineria e sugli investimenti annunciati. Analoghe questioni devono essere affrontate per Milazzo, tenendo conto del diverso assetto societario e del ruolo di Eni e Kuwait Petroleum. La strategicità nazionale non può essere soltanto una dichiarazione. Deve corrispondere a garanzie concrete sulla continuità produttiva, sulla disponibilità delle produzioni per il mercato italiano e sulla capacità del Paese di tutelare i propri approvvigionamenti energetici nel processo di transizione.

Per questo la FIOM chiede l’apertura di un confronto nazionale con il Governo, la Regione Siciliana, le società interessate e le organizzazioni sindacali per definire un piano industriale integrato Priolo–Milazzo, che renda trasparenti gli investimenti, i cronoprogrammi, i rapporti industriali e commerciali e le ricadute occupazionali.

Non basta dichiarare strategiche le raffinerie siciliane. Occorre dimostrare che questa strategicità produce investimenti, autonomia industriale, sicurezza degli approvvigionamenti e lavoro stabile. Priolo e Milazzo devono essere protagoniste della politica energetica nazionale e della transizione, non semplici piattaforme produttive al servizio di decisioni prese altrove.

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