PALERMO — La sanità pubblica in Sicilia continua a scivolare lungo un pendio pericoloso, stretta tra un sistema di finanziamento statale inadeguato, un crollo dei servizi di prevenzione e un’emorragia costante di risorse verso le strutture sanitarie del Settentrione.
A scattare questa fotografia è il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che analizza la “frattura strutturale” che separa l’Isola dalle regioni più virtuose d’Italia.
Prevenzione in caduta libera: la Sicilia bocciata nei LEA
Nel monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) 2024, la Sicilia rientra nell’elenco delle sole tre regioni ufficialmente inadempienti d’Italia nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), insieme alla Calabria e alla Provincia Autonoma di Bolzano.
A pesare come un macigno è il crollo dell’area della prevenzione collettiva e sanità pubblica, dove la Sicilia totalizza un drammatico punteggio di 49 punti su 100 (sotto la soglia di sufficienza fissata a 60). Non bastano i risultati sufficienti nell’area distrettuale e ospedaliera a salvare il bilancio complessivo.
Classifica LEA – Le Macro-Aree in Sicilia:
- Prevenzione collettiva: 49 / 100 (Inadempiente)
- Area Distrettuale: 73 / 100 (Sufficiente)
- Area Ospedaliera: 74 / 100 (Sufficiente)
- Punteggio Totale: 196 / 300 — 19° posto su 21 regioni e province autonome
L’Isola sconta un disagio cronico: già nel decennio 2010-2019 aveva garantito appena il 69,6% degli adempimenti ed è incasellata in un Piano di Rientro iniziato nel luglio del 2007 e mai superato.
L’emorragia della mobilità passiva: 246 milioni di euro persi ogni anno
L’incapacità del sistema regionale di offrire risposte tempestive alle patologie più complesse genera una forte migrazione sanitaria. Nel 2023 la Sicilia ha attratto pazienti da altre regioni per appena 74,8 milioni di euro (1,5% della mobilità attiva nazionale), ma ha generato un debito verso altre regioni pari a 321,5 milioni di euro.
| Voce Mobilità Sanitaria (2023) | Importo (Milioni di €) |
| Mobilità Attiva (Pazienti attratti) | +74,8 M€ |
| Mobilità Passiva (Pazienti in fuga) | -321,5 M€ |
| Saldo Netto (Passivo annuale) | -246,7 M€ |
Un passivo di quasi 247 milioni all’anno che va ad arricchire le strutture (soprattutto private accreditate) di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
Il paradosso delle risorse e la penalizzazione del Fabbisogno Sanitario
Ad aggravare la situazione interviene il meccanismo con cui lo Stato distribuisce il Fabbisogno Sanitario Nazionale:
- Nel 2025 la Sicilia ha ricevuto un finanziamento pro-capite di 2.205 euro, contro una media nazionale di 2.218 euro (-13 euro a testa).
- Un divario che si traduce in un gap teorico di 62,8 milioni di euro in meno per l’Isola.
- L’algoritmo di riparto penalizza le regioni del Sud poiché si basa principalmente sull’indice di vecchiaia, sottostimando l’impatto dei fattori socio-economici, della povertà e del tasso di deprivazione che generano un maggior carico di malattia.
Carenza record di infermieri e l’onda dei pensionamenti tra i pediatri
Sul fronte del personale si registra un profondo squilibrio organico:
- Rapporto Infermieri/Medici: Si attesta a 2,01 (contro la media nazionale di 2,59), il valore più basso d’Italia, frenando la riorganizzazione dell’assistenza territoriale.
- Emergenza Pediatri: Entro il 2029 raggiungendo i 70 anni ben 216 Pediatri di Libera Scelta andranno in pensione. Attualmente solo il 61,8% dei bambini tra 6 e 13 anni è preso in carico dai pediatri convenzionati.
Privato convenzionato alto, ma il 9% dei siciliani rinuncia alle cure
La Sicilia destina il 24,4% della spesa sanitaria pubblica all’acquisto di prestazioni da strutture private accreditate (4° posto in Italia).
Tuttavia, la spesa sanitaria diretta sostenuta dalle famiglie (out-of-pocket) nel 2024 sfiora appena i 469 euro pro-capite (contro i 787 euro della media nazionale). Un valore così basso nel Mezzogiorno non indica assenza di bisogno, ma evidenzia la povertà economica delle famiglie, che non hanno le risorse finanziarie per rivolgersi ai privati ed evitare le liste d’attesa. Questo circolo vizioso costringe il 9,0% della popolazione siciliana a rinunciare del tutto alle cure.
