PALERMO – Scena muta e dichiarazioni spontanee davanti al GIP Giuseppa Zampino nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo sul presunto giro di corruzione che gravita attorno alla SAMO Onlus, la struttura sanitaria specializzata nell’assistenza e nelle cure palliative per malati terminali.
L’ex presidente della SAMO, Luigi Zancla, e l’avvocato Pierluigi Matta hanno entrambi scelto di non rispondere alle domande del giudice durante gli interrogatori di garanzia preventivi, mentre le rispettive difese hanno depositato memorie ed espresso contrarietà all’impianto accusatorio.
L’indagine vede coinvolti a vario titolo anche l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao e il deputato regionale dell’MPA Giuseppe Geremia Lombardo.
La posizione di Luigi Zancla: «Solo la tutela delle cure palliative»
Accompagnato dai legali Sergio Monaco e Felice Di Salvo, Zancla si è detto «molto triste» all’uscita dall’aula. La linea difensiva punta ad approfondire il contenuto delle intercettazioni telefoniche ed ambientali per chiarirne il reale contesto.
In merito alle due principali contestazioni della Procura:
- L’assunzione del co.co.co.: Secondo l’accusa, Zancla avrebbe assunto una consigliera comunale vicina all’on. Lombardo in cambio di favori politici. La difesa – rappresentata anche dall’avvocato Ermanno Zancla – ha liquidato la vicenda come una segnalazione di scarso rilievo per un contratto a termine di appena tre mesi.
- Il rapporto con Matta: I legali ribadiscono la regolarità del rapporto professionale tra cliente e legale, regolarmente fatturato e saldato.
«Non si tratta di imprenditori che cercano guadagni maggiori, ma di tutelare un servizio per i malati terminali e strutture con competenze specifiche. Abbiamo fatto un’assunzione per tre mesi su segnalazione di un deputato: non si vende la funzione pubblica per tre mesi», ha dichiarato l’avvocato Ermanno Zancla.
Matta rende dichiarazioni spontanee: chiesti i domiciliari per l’età
È durato fino a tarda mattina l’interrogatorio dell’avvocato Pierluigi Matta, difeso dal legale Giovanni Di Benedetto. Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, l’indagato ha rilasciato dichiarazioni spontanee con cui ha respinto ogni addebito, depositando una dettagliata memoria difensiva di 80 pagine.
Tra i punti salienti emersi:
- La contestazione sulle intercettazioni: La difesa ha sostenuto che nelle trascrizioni audio la parola «Gaetano» (riferita all’ex vicepresidente Armao) non sia mai stata pronunciata.
- Il legame con Armao: Chiarita la natura del rapporto con Armao, fondato su un’amicizia quarantennale e su una collaborazione accademica, spiegando che Matta assisteva Armao in diverse procedure esecutive ed era a conoscenza della sua pesante esposizione debitoria.
- Misura cautelare attenuata: Avendo compiuto 70 anni, la Procura ha preso atto dell’età anagrafica dell’indagato, formulando la richiesta dei domiciliari anziché della custodia in carcere.
