La protesta è nata sui social, ma nel giro di poco tempo ha raccolto numerose adesioni. Gli agricoltori dell’intera provincia sono pronti a scendere in strada con trattori e mezzi agricoli per dire basta all’aumento dei carburanti, diventato ormai insostenibile per molte aziende del territorio.
L’appuntamento è fissato per la mezzanotte lungo la ex strada statale 114 Orientale Sicula, nel tratto compreso tra Augusta e Melilli. Qui i manifestanti intendono presidiare le portinerie del polo industriale, rallentando le operazioni di carico dei carburanti sulle autobotti. Il blocco della strada è previsto per tutta la notte di domenica, fino a mezzogiorno di domani.
A promuovere l’iniziativa sono gli stessi imprenditori agricoli, senza il sostegno di sigle sindacali o organizzazioni di categoria. “Nessuna sigla al nostro fianco, ma soltanto la disperazione di un intero comparto, quello agricolo, che sta soffrendo a causa dell’aumento scriteriato del prezzo del gasolio per l’agricoltura”, afferma Carlo Leone, imprenditore siracusano tra gli organizzatori della mobilitazione.
L’obiettivo è richiamare l’attenzione non soltanto sulle difficoltà delle aziende agricole, ma anche sulle conseguenze che il rincaro dei prodotti petroliferi produce sull’intero sistema economico e, di riflesso, sulle tasche dei cittadini.
“Il caro carburanti non colpisce soltanto le imprese agricole, ma tutti i cittadini», sottolinea Leone, ricordando le precedenti mobilitazioni del settore. «A marzo di due anni fa abbiamo sfilato per le strade del capoluogo con i nostri trattori e adesso ritorniamo a protestare perché non ce la facciamo più”.
A preoccupare gli operatori sono soprattutto i costi di produzione, che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle aziende e la loro capacità di competere sul mercato. Secondo Leone, negli ultimi dieci anni in Italia si sono perse un milione e 300 mila partite Iva, mentre molte altre attività potrebbero essere costrette a chiudere proprio a causa dell’aumento dei costi, a partire da quelli energetici.
“Prima del Covid il prezzo del gasolio era di 40 centesimi al litro, poi era aumentato a 70 centesimi. Con la guerra in Iran ha toccato il tetto di un euro e 62 centesimi”, spiega l’imprenditore, evidenziando l’impatto dei rincari sui bilanci aziendali.
Da qui la richiesta di misure concrete per contenere i prezzi dei prodotti petroliferi e garantire un futuro al comparto. “Gli incentivi fino ad oggi arrivati rappresentano solo le briciole. Se non si mette un tetto minimo ai prodotti petroliferi, sarà impossibile per noi imprenditori agricoli essere competitivi sul mercato”, conclude Leone.
Con il presidio notturno, gli agricoltori siracusani intendono portare al centro del dibattito una crisi che, secondo i promotori, non riguarda soltanto chi lavora la terra, ma l’intera economia del territorio.
