Reati in calo a Palermo, ma non la mafia: il capoluogo resta primo in Italia per Cosa nostra

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PALERMO – Diminuiscono le denunce complessive, ma la morsa di Cosa nostra sul territorio resta una realtà solida e pervasiva. A Palermo si registra un calo generale dei reati denunciati, eppure il capoluogo siciliano conferma il primato nazionale per le contestazioni di associazione di tipo mafioso: prima in Italia con 21 denunce e un indice di 1,8 casi ogni 100 mila abitanti.

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Un dato che stride con l’apparente flessione statistica della microcriminalità e che riflette la presenza costante delle dinamiche criminali organizzate nel tessuto economico e sociale della città.

Meno denunce generali, ma pesano furti, truffe e stupefacenti

Se da un lato il bilancio complessivo della sicurezza mostra un decremento del numero totale di denunce rispetto al recente passato, dall’altro la mappa dei reati evidenzia come diversi fenomeni illegali continuino a incidere profondamente sulla quotidianità dei cittadini.

  • Reati predatori e truffe: Furti e raggiri continuano a rappresentare una quota consistente delle segnalazioni alle forze dell’ordine.
  • Traffico di stupefacenti: Lo spaccio e la gestione delle piazze di droga rimangono tra i principali canali di sostentamento economico e di controllo capillare del territorio da parte dei clan.

La presenza di Cosa nostra e il bilancio della sicurezza

Il primato per le denunce legate all’articolo 416-bis del codice penale testimonia l’efficacia e la continuità dell’azione di contrasto condotta da Magistratura e Forze dell’Ordine, ma conferma allo stesso tempo la capacità di Cosa nostra di riorganizzarsi e mantenere salde le proprie radici.

L’analisi dei dati evidenzia dunque un doppio binario: un arretramento formale dei reati comuni a fronte di una struttura mafiosa che continua a condizionare l’economia locale e le dinamiche della sicurezza urbana.

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