Il Cavalier Serpente N° 535 – Il sarcofago biposto…

Il titolo del nostro articolo avrebbe dovuto essere “L’epitelioma del Canonico”, ma ce le teniamo da parte per una delle prossime puntate. Possiamo anticiparvi che si tratta del caso di un restauro molto azzardato di un famosissimo quadro rinascimentale con correzione dermatologica non autorizzata del ritratto del protagonista, raccontatoci con il suo consueto garbo e sapienza, per la serie di incontri Dermart, dal nostro amico dermatologo-pittore Massimo Papi.

In una sede prestigiosissima: il palazzo dell’Accademia Lancisiana.

Dell’episodio artistico-poliziesco-dermatologico vi parleremo poi, come detto.

Ma non vogliamo farci e farvi sfuggire questa autentica e ghiotta curiosità archeologica, buttata lì a caso (come si usa a Roma anche per le cose più belle) che abbiamo fotografato nel bellissimo cortile rinascimentale dell’Accademia: un sarcofago biposto.

Garantiamo che la transenna non è inserita: è scolpita nel marmo monolitico del cassone del sarcofago. Fra l’altro la divisione è anche asimmetrica.

Non siamo riusciti a capirne il senso: due bambini grassi? Una coppia di nani? Mistero.

Comunque non ne avevamo mai visto un altro simile.

Per controllare: Borgo S. Spirito N° 3. Gradiremmo spiegazioni, purché plausibili.

E UN MEA CULPA DOVUTO

“Idee di pietra”: in mostra gli alberi di Giuseppe Penone alle Terme di Caracalla.

“Che bisogno c’è – ci siamo chiesti mentre sotto un cielo lattiginoso di caldo entravamo nell’immenso spazio – di andare a piantare quattro stupidi alberi di alluminio e bronzo dentro le mura di questo vecchio maestoso monumento, quando di alberi belli e veri, di legno e foglie, è pieno il giardino?”

Banalità la nostra; spocchia da visitatori snob che tutto credono di sapere e quindi giudicare sulle meraviglie archeologiche di Roma. Ci sbagliamo.

Di alberi veri è effettivamente piena la città, e guardarli fa bene agli occhi, ma poi, quando uno si trova dentro a questi spazi, si mette a pensare…

Forse è il momento per farci una domanda che è in realtà senza risposta: perché ci piacciono tanto questi mattoni cariati e ormai spogli delle Terme, mentre ci piacciono poco o niente le pareti lucide di marmi del Vittoriano?

Forse perché in queste vediamo solo la pietra, mentre in quelli vediamo anche il tempo che è passato?

Rimane il fatto che questi mozziconi chiaramente artificiali, con i rami carichi di sassi altrettanto pensati, nel grande spazio della natatio delle Terme ci si trovano benissimo, come se ci avessero abitato da sempre.

Contorti, anche loro carichi di tempo, entrano senza sforzo nel racconto del luogo.

Non è una sensazione da raccontare a parole, bastano le immagini.

Eccole.

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