Cisma Melilli, rifiuti, mafia & affari: tutti sotto processo

Mafia, appalti e rifiuti, colletti bianchi e consulenti: tutti sotto processo e accomunati da un unico obiettivo, quello dell’interesse personale. Il 10 gennaio inizia il processo davanti alla prima sezione penale del tribunale di Catania per i 17 imputati, coinvolti nell’inchiesta denominata “Piramidi”, portata a termine dai carabinieri con il coordinamento della Dda di Catania che ipotizza un traffico di influenze legato alla discarica di rifiuti Cisma Ambiente di contrada Bagali a Melilli. Il gup del tribunale etneo, Antonio Currò, ha accolto la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Andrea Bonomo, Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale rinviando a giudizio tutti quegli imputati che hanno optato di essere processati con il rito ordinario.

Principali imputati nel processo sono gli imprenditori Antonino e Carmelo Paratore che, insieme con Maurizio Zuccaro devono rispondere di associazione mafiosa e di avere ottenuto ingiusto profitto nella gestione del trattamento e smaltimento dei rifiuti.Tra gli imputati figura anche Salvatore Salafia, di 58 anni, direttore del sesto settore, servizi, territorio e ambiente del comune di Melilli. Deve rispondere del reato di corruzione insieme con Antonino e Carmelo Paratore e Agata Distefano,dipendente e poi consigliere della Cisma dal 16 maggio del 2012. Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, Salafia avrebbe ricevuto dai due Paratore e dalla Distefano in qualità di presidente del cda dela Cisma, la promessa dell’assunzione del figlio prima alla Cisma epoi alla Siram srl Ambiente. In cambio avrebbe omesso atti doverosi del proprio ufficio. Salafia, quindi, avrebbe rilasciato due concessioni edilizie in sanatoria in violazione di legge.

I 3 pm, infatti, sostengono che Salafia abbia il 13 novembre 2011 redatto un verbale di sopralluogo in cui si attestava: “In rispondenza delle opere realizzate all’interno del sito di contrada Bagali di Melilli rispetto al Drs 996/08 del 2008 e Ddg 1773 del 2013, fatta eccezione di un laboratorio di analisi e di un deposito di attrezzi ricadente in zona E agricola” non segnalando cioè che il laboratorio di analisi era stato realizzato abusivamente e la relativa richiesta di concessione edilizia in sanatoria era pervenuta al suo ufficio lo stesso giorno del sopralluogo; il secondo manufatto, non essendo un deposito attrezzi ma un’officina meccanica, era sprovvisto di concessione edilizia. Il 10 dicembre 201 il dirigente del comune melillese avrebbe segnalato che “l’impianto per i trattamento dei rifiuti sito in contrada Bagali, in testa alla società Cisma Ambiente, risultava conforme al vigente strumento urbanistico”, non facendo cenno, secondo quanto rilevato dai pm, dell’esistenza di tre tettoie realizzate senza licenza di costruire.

Fonte SRlive.it

 

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