Domani, 29 Maggio 2020: 567° anniversario della morte di Costantino XI


29 Maggio 1453 – 29 Maggio 2020. Domani ricorre il 567° anniversario della morte di Costantino XI, ultimo Basileus e della caduta di Costantinopoli.  

Dio vieta che io debba vivere come un imperatore senza un impero. Quando la mia città cadrà, io cadrò con essa. Chiunque desideri fuggire,   si salvi come può, e chiunque è pronto ad affrontare la morte,   mi segua ”. Costantino XI Paleologo Dragases  imperatore di Bisanzio

Dopo un lungo assedio le mura della città caddero sbriciolate dall’artiglieria, nella mattina del 29 Maggio 1453 Costantinopoli fu espugnata. Costantino XI, ultimo imperatore, perì in battaglia come aveva fatto il suo popolo; pochi giorni prima aveva risposto così ad un inviato di Maometto II sultano turco  che gli chiedeva la resa: “Darti la città non dipende né da me né da alcun altro dei suoi abitanti; tutti noi infatti siamo pronti a morire per decisione comune, presa di nostra spontanea volontà e non risparmieremo la vita“.

La chiesa di Santa Sofia fu trasformata in moschea. Costantinopoli fu ora chiamata anche Istanbul e divenne la base sulla quale gli ottomani costruirono la loro potenza marittima.

Scomparve così l’Impero Bizantino, diretto erede dell’Impero Romano d’Oriente, e scomparve con esso una delle più grandi civiltà della storia, mentre si consolidava l’Impero Ottomano destinato anch’esso a lunga vita (cessò di esistere solo nel 1922 dopo la Prima Guerra Mondiale).

Con la caduta di Bisanzio si concluse, anche da un punto di vista formale, la storia dell’Impero Romano durata quasi tredici secoli. Va detto che la pars orientalis uscì di scena con molta più dignità di quella occidentalis, con la spada in mano la prima, arrendendosi senza combattere la seconda.  Comunque, era un destino segnato perché un salvataggio occidentale di Bisanzio avrebbe voluto dire salvare la città mentre l’Impero sarebbe stato sostituito da un’entità latina comunque altro rispetto alla monarchia che fu di Giustiniano ed Eraclio. Gli effetti sulla storia della caduta di Costantinopoli, come si sa, furono immensi e sinceramente non ho mai capito perché non è questo evento a segnare la fine del Medioevo, bensì la scoperta dell’America che invece ne fu una delle tante conseguenze. Il viaggio di Colombo infatti fu, tra l’altro, giustificato dalla necessità di trovare un  nuovo accesso ai ricchi mercarti asiatici dopo che i turchi avevano chiuso l’antica rotta mediterraneo-medio orientale. Se poi vogliamo riferirci alla fine del Medioevo, concetto tra l’altro molto opinabile perché mettere questi paletti al corso della storia è secondo me estremamente arbitrario, da un punto di vista sociale e culturale allora ancora dobbiamo guardare alla caduta di Costantinopoli perché l’umanesimo non sarebbe mai stato tale senza il contributo dell’emigrazione in occidente, e in particolare in Italia, degli studiosi greci fuggiti alla conquista turca. Ancora, la conquista turca generò un’autentica rivoluzione geopolitica dell’Europa perché l’avanzata ottomana, che ben presto sarebbe stata anche un’offensiva navale contro l’occidente, fece in modo che il centro del potere economico e politico transitasse dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico e quindi dall’Italia, con l’inizio della parabola discendente delle nostra penisola dopo i fasti del ‘300  del ‘400, verso le grandi monarchie nazionali atlantiche: Spagna, Francia e Inghilterra. Il 1453 segnò poi l’inizio dell’ultima grande offensiva islamica verso il cuore dell’Europa.  Costantinopoli, pur indebolita, restava ancora quel tappo che aveva per secoli impedito ai musulmani di dilagare nel vecchio continente attraverso i Balcani. Come sostenuto da Ostrogorsky     all’epoca della prima avanza islamica post mortem di Maometto a salvare l’Europa non fu la battaglia di Poitiers del 732 d.C., ma la sconfitta degli arabi sotto le mura di Costantinopoli nel 678 d.c.. Sigillando per quasi nove secoli la via balcanica, oggettivamente quella con le difese più deboli, l’Impero Bizantino tenne al sicuro l’Europa, ma paradossalmente proprio in contemporanea con il definitivo chiudersi della rotta occidentale d’invasione, con l’avviarsi a felice conclusione della reconquista spagnola, la porta orientale venne scardinata e i turchi poterono dilagare portando la linea del fronte tra islam e cristianità nelle pianure dell’Ungheria e dell’Ucraina. Dopo la perdita di Bisanzio per due secoli gli ottomani saranno all’offensiva mentre la cristianità sulla difensiva tra sconfitte umilianti, come Mohacs nel 1526 o Rodi nel 1522, e vittorie disperate, ma mai decisive come sotto le mura di Vienna nel 1529, sotto quelle di Malta 1565 o a Lepanto nel 1571. Fu solo con la grande vittoria della Lega Santa alla fine del secondo assedio di Vienna nel 1683 che l’inerzia dello scontro cambierà dando occasione all’Austria e alla nascente potenza Russa, nel 1462   con Ivan III, di respingere i turchi avviando l’Impero Ottomano a diventare il grande malato dell’Europa ottocentesca. In una sorta di finale contrappasso nel XIX secolo quegli stessi ottomani che avevano approfittato della decadenza dell’Impero Bizantino per costruire la loro potenza si troveranno a fare i conti con la loro decadenza divenendo non più lo spauracchio dell’occidente, ma l’oggetto di giochi politici tra le grande potenze e di una finale spartizione coloniale a conclusione della Grande Guerra.

Costantino XI divenne il simbolo dei greci durante la guerra per l’indipendenza contro l’Impero Ottomano. Oggi l’Imperatore è considerato un eroe nazionale in Grecia.

I compositori contemporanei come Apostolos Kaldaras e Stamatis Spanoudakis hanno scritto canzoni per colui che fu l’ultimo Basileus .

Una statua che rappresenta Costantino XI – posta durante la rivoluzione greca contro l’Impero Ottomano di cui dunque l’imperatore veniva fatto simbolo – si trova di fronte alla cattedrale di Atene,  mentre una seconda è ubicata nella città di Mistra, dove venne acclamato imperatore nel 1448.

Il poeta greco Kostis Palamas ha dedicato a Costantino XI Paleologo un suo brano omonimo. Anche il Premio Nobel per la letteratura Odysseus Elytis scrisse un’ampia lirica dedicata al sovrano, dal titolo Morte e resurrezione di Costantino Paleologo.

Costantino viene venerato come santo e martire dalla chiesa Ortodossa, e da alcune chiese cattoliche sui iuris, anche per il suo tentativo di ricomposizione dello scisma .

Presidente della Società di Studi Storici e Politici Federico II di Svevia “ IMMUTATOR MIRABILIS “

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