Le profonde lesioni al capo e le ferite al torace sarebbero state la causa della morte di Paolo Zuppardo, il 48enne avolese ucciso la sera del 18 giugno dello scorso anno e per il cui omicidio sono imputati Salvatore Rametta di 58 anni e il figlio Manuel di 26 anni. Le conseguenze dell’aggressione sono state oggetto di approfondimento in occasione dell’udienza davanti alla Corte d’assise (presidente Dorotea Quartararo, a latere Gaetano Costa). Si sono sottoposti all’esame del pm Bordonali, i medici legali Giuseppe Ragazzi e Giulia Pantè, i quali hanno riferito sull’esito dell’autopsia eseguita sul corpo della vittima. I due consulenti hanno rilevato profonde lesioni al cranio compatibili con l’uso del calcio di una pistola. Altre ferite sono state riscontrate al torace e all’altezza dello sterno provocate da calci.
I due periti si sono sottoposti anche al controesame della difesa degli imputati, rappresentata dall’avvocato Antonino Campisi, e della parte civile patrocinata dall’avvocato Natale Vaccarisi, dal quale sarebbe emersa la ferocia dell’aggressione subita da Zuppardo. All’ultima udienza sono stati esaminati anche il perito della polizia scientifica di Roma che ha confermato l’esito dello stub fatto sulla pistola, le cui tracce di polvere sa sparo sarebbero state ritrovate solo su Salvatore Rametta. Escusso anche un poliziotto della polizia scientifica di Palermo, che ha eseguito l’esame del Dna sulle formazioni pilifere riscontrate sul calcio della pistola, compatibili con il Dna della vittima.
Nella prossima udienza saranno sentiti in aula la moglie, la figlia e il fratello della vittima.











































































































































































































