Parco hangar: abbattuti oltre 100 eucalipti monumentali su commissione della marina militare

Augusta (SR). Compiutala perdita dell’ultimo polmone eco-culturale di un territorio chiuso tra i fumi delle ciminiere industriali e il filo spinato delle zone militari.Il 14 marzo del 2017 un gruppo di cittadini varcò i cancelli del Parco dell’Hangar e vi trovò scempio e macerie. Da ore, forse da giorni, operai e macchine agivano indisturbati e incuranti della ferita che stavano infliggendo a un’intera comunità. Oltre un centinaio di eucalipti erano stati abbattuti su commissione della Marina militare italiana. Lo storico Parco, con la sua ridente distesa di alberi monumentali, non c’era più. Al loro posto, un mucchio di tronchi giacevano accatastati come legna da ardere.E come se non bastasse, dopo oltre tre anni le denunce sono cadute nel vuoto. Alberi storici abbattuti da Biomasse Sicilia spa Li avevano disposti così, forse per lasciare un indizio agli avventori, preannunciando l’epilogo inglorioso di un giardino alberato testimone di un secolo di storia megarese. Ad ogni modo, i cittadini accorsi quella mattina non ebbero alcun dubbio: gli eucalipti erano destinati a essere inceneriti. Lo capirono leggendo il nome della ditta appaltatrice sui cartelli affissi ai margini di quel parco oramai derubricato a cantiere.«Biomasse Sicilia spa», di cui è socio unico Sperspa: la proprietaria della nota centrale abiomasseì di Dittaino, in provincia di Enna. Un mostro famelico che ha già divorato, ettaro dopo ettaro, pezzi vitali e irripetibili del patrimo nio forestale siciliano svenduti dalla Regione. Dal bosco di Gabara, nel Nisseno, al Parco della Ronza di Piazza Armerina. Dall’Hangara Punta Izzo, il regalo di Marisicilia per un servizio a costo zero È a questa società che Marisicilia aveva affidato –in «convenzione a titolo gratuito» -quei lavori eufemisticamente definiti di«taglio e potatura di alberi». L’intervento avrebbe dovuto riguardare, oltre al parco dell’Hangar, anche le aree verdi «presso la Base Navale Terravecchie» e «le località denominate Punta Cugno e Punta Izzo». Queste almeno erano le intenzioni della Biomasse che aveva presentato a Marisicilia la propria manifestazione d’interesse assicurando un servizio «senza oneri per l’Ente». Un ottimo affare per la società ennese che sarebbe così riuscita a procurarsi legna vergine a costo zero. L’unico prezzo l’avrebbe pagato la collettività, subendo la perdita dell’ultimo polmone eco-culturale di un territorio chiuso tra i fumi delle ciminiere industriali e il filo spinato delle zone militari. Abuso su terreni in consegna al Demanio.

 

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