Scarinci, caso Ias “Tutto finito sotto silenzio”

La vicenda IAS incarna inequivocabilmente il totale disinteresse e l’assenza da parte delle Istituzioni governative di una politica industriale di sviluppo per la nostra provincia, bisogna prendere atto che quell’azione di tutela e rilancio, da noi e da più parti richiesta, all’interno di quel quadro strategico nazionale di risorse energetiche non c’è e probabilmente non ci sarà mai e di questo dobbiamo ringraziare i nostri politici di tutti gli schieramenti che, in verità a parte quei pochi interventi nel corso della sua carriera politica dell’On. Prestigiacomo, non si sono mai esposti concretamente con atti parlamentari che mirassero alla tutela e al futuro del polo petrochimico.
La mia amara considerazione nasce dal fatto che a distanza di settimane dal provvedimento del Tribunale di Siracusa tutto è caduto sotto una sorta di silenzio che non prelude niente di buono, il fatto che non ci sia un chiaro percorso che porti alla soluzione dei problemi di IAS non depone verso un futuro stabile e definito del cosiddetto “fegato” della zona industriale.
Dotare l’impianto di un AIA non vuol dire corredarlo di un pezzo di carta con il quale si tenta di porre rimedio allo scarico abusivo di sostanze nocive in mare e in atmosfera.
Il codice ambientale (152/06) ha introdotto le AIA come strumento di armonizzazione, integrazione e sistema unico complessivo delle aree industriali che tenga conto di tutte le componenti che contribuiscono all’appesantimento delle condizioni ambientali di un’area, in pratica l’AIA non è un’autorizzazione che tiene conto soltanto delle condizioni di esercizio di un impianto ma tiene conto soprattutto del contesto complessivo nel quale l’impianto è inserito.
Tenuto conto di tutto questo la mia domanda è semplice, considerato che il prefetto di Siracusa ha insediato una commissione per il raggiungimento dell’AIA di IAS, chi è invece il soggetto giuridico che oggi sta garantendo questa fase transitoria? Lo evidenzio sia nei confronti delle industrie che conferiscono al depuratore ma soprattutto nei confronti dei cittadini e dell’ambiente, voglio ricordare che nel provvedimento il tribunale scrive …Disastro ambientale…, l’assenza del Ministero al tavolo della commissione, ma peggio ancora dal ruolo di garante di questa fase transitoria palesa il rifiuto da parte dello Stato a mettere mano sul nostro polo petrolchimico, solo lo Stato potrebbe e dovrebbe avviare una attività di coordinamento e integrazione di tutte le aziende del polo affinchè complessivamente possano arrivare ad un programma di sviluppo che guardi alla tutela occupazionale e all’esercizio di “tutti” gli impianti in un quadro normativo capace di rispettare l’ambiente e la salute pubblica.
Probabilmente da qui a poco ci troveremo con IAS dotata di AIA ma questo non basterà a garantire il futuro della zona industriale ne tantomeno a migliorare le condizioni ambientali che invece troverebbero i giusti presupposti se IAS venisse finalmente integrata nel contesto del polo come impianto interconnesso agli altri impianti, solo un percorso di questo genere può creare le basi per un polo che, estremizzando il concetto, possa essere raffigurato totalmente sotto una unica AIA in maniera da avere valori limite chiari e definiti e possa fungere da linee guida per sviluppo e nuovi investimenti.
Il proseguire nell’attuale azione porterà invece al mantenimento delle attuali condizioni del polo, un polo nel quale si investe e si produce soltanto per le occasioni che il mercato offre ma se questo funzionava alla fine del secolo scorso oggi non funziona più soprattutto per la direzione che il mondo sta prendendo rispetto alle conseguenze del folle conflitto in Ucraina che chiaramente nasconde i veri interessi economici delle potenze in campo.

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