Tentata estorsione a imprenditore avolese: scena muta dei due indagati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due indagati, ritenuti responsabili di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni di un imprenditore di Avola. Il 47enne Antonino Carbè, già noto agli ambienti giudiziari, e il 60enne Paolo Masuzzo, titolare di un chiosco per la vendita di fiori al cimitero di Avola, incensurato, hanno fatto scena muta davanti al gip del tribunale di Catania, Fabio Di Giacomo Barbagallo, alla presenza del pubblico ministero della Dda, Alessandro Sorrentino. I legali difensori, avvocati Natale Di Stefano e Antonino Campisi, hanno annunciato di volere ricorrere al tribunale del riesame sostenendo che i due non avrebbero mai fatto riferimento ad un esponente del clan Pinnintula per essere più convincenti nei confronti dell’imprenditore avolese. Da nessuna intercettazione emergerebbe questo particolare se non dalle dichiarazioni rese dalla stessa vittima ai carabinieri del nucleo investigativo. La difesa fa notare che, dalla lettura dell’ordinanza, emerge che gli incontri con l’imprenditore sarebbero avvenuti in un noto bar di Avola e che in nessuna circostanza lo avrebbero visto insieme, come dimostrerebbero i filmati del sistema di videosorveglianza.

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